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Non più "Pillole MMT" ma "L'analisi MMT"
Cambia la rubrica di Rete MMT su Bergamo Economia che resta però fedele ad un'analisi fatta sulla realtà e sui numeri.
Questo è il numero di giugno. Che ne dite?
Bergamo EconomiaMag

#analisieconomica #analisiMMT #ReteMMTpin
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BASI IN SARDEGNA. PIMBY: PER FAVORE, METTETELE NEL NOSTRO GIARDINO!

La presenza di un’area militare in un territorio è un costo reale sostenuto da quel territorio: la rinuncia al godimento di uno spazio che normalmente è dell’ordine di decine e decine di ettari. Le aree azzurre nella cartina in alto sono i costi reali  che il territorio della Sardegna sostiene, motivato da una finalità pubblica dello Stato italiano (il sistema Difesa nel suo complesso).

Pertanto non dovrebbe aver senso che chi sostiene quei costi reali (la cittadinanza residente in Sardegna) voglia continuare a sostenerli, faccia il possibile per continuare a sostenerli.

Ma succede questo:

2015-06-25 10_39_27-HinterlandCagliari.it - SÌ ALLE BASI MILITARI_ DECIMOMANNU DECIMOPUTZU VILLASOR

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ovvero: la collettività chiede di continuare a sostenere il costo reale. Quindi non “NIMBY (Not in my back yard – non nel mio giardino), ma “PIMBY” (Please in my back yard – per favore nel mio giardino!!!)

Il motivo è la tassazione in euro imposta dallo Stato sul territorio Sardegna, e l’insufficiente offerta di attivi finanziari netti in euro resi disponibili dal settore pubblico in cambio di lavoro offerto dai residenti in Sardegna.

Semplicemente: Io Italia ti tasso in euro e spendo pochi euro. Tu Sardegna hai bisogno di euro per pagare le tasse, per cui sei disponibile a sostenere ulteriori costi reali per approvigionarti degli euro con cui pagherai le tasse.

Questo meccanismo naturalmente coinvolge anche le Ammistrazioni locali che infatti sono in prima linea nell’invocare di poter sostenere dei costi reali. Se non esistesse la carenza di euro (che per l’Amministrazione è indotta dalla riduzione dei trasferimenti da Stato a amm. locale) non lo farebbero. La cosa di per sè è assurda.

Il punto qui è che anche un’ipotetica sovranità fiscale della Sardegna che riscuotesse le tasse in euro e avesse come parametro il pareggio di bilancio pubblico regionale non risolverebbe il problema. In assenza di deficit pubblico la spesa in euro non potrebbe mai essere tale da rendere disponibile quanto necessario in aggregato per pagare le tasse e permettere il risparmio richiesto dal settore privato.

E inoltre lo Stato continuerebbe ad imporre un certo volume in euro di imposte “sue”, che dovrebbero essere soddisfatte in euro da parte del territorio .

In assenza di spesa in euro dello Stato superiore rispetto al volume delle tasse imposte ( – deficit -) continuerebbe ad esistere la carenza di asset finanziari netti che induce il territorio a chiedere di sostenere costi reali. Questo è concepibile come un esperimento di colonialismo da laboratorio che evidenzia come è sufficiente imporre questa carenza tramite tassazione e spesa insufficiente per spazzare via tutte le contestazioni dei territori rispetto ad attività che comportano costi reali.

Ai quali si aggiunge purtroppo, in Sardegna, il costo morale di essere francobollati come “tzeraccos“.


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