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INIZIO FILM ANTICIPATO alle 20.30
domani venerdì 26 maggio Warren Mosler alla proiezione di PIIGS
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BASI IN SARDEGNA. PIMBY: PER FAVORE, METTETELE NEL NOSTRO GIARDINO!

La presenza di un’area militare in un territorio è un costo reale sostenuto da quel territorio: la rinuncia al godimento di uno spazio che normalmente è dell’ordine di decine e decine di ettari. Le aree azzurre nella cartina in alto sono i costi reali  che il territorio della Sardegna sostiene, motivato da una finalità pubblica dello Stato italiano (il sistema Difesa nel suo complesso).

Pertanto non dovrebbe aver senso che chi sostiene quei costi reali (la cittadinanza residente in Sardegna) voglia continuare a sostenerli, faccia il possibile per continuare a sostenerli.

Ma succede questo:

2015-06-25 10_39_27-HinterlandCagliari.it - SÌ ALLE BASI MILITARI_ DECIMOMANNU DECIMOPUTZU VILLASOR

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ovvero: la collettività chiede di continuare a sostenere il costo reale. Quindi non “NIMBY (Not in my back yard – non nel mio giardino), ma “PIMBY” (Please in my back yard – per favore nel mio giardino!!!)

Il motivo è la tassazione in euro imposta dallo Stato sul territorio Sardegna, e l’insufficiente offerta di attivi finanziari netti in euro resi disponibili dal settore pubblico in cambio di lavoro offerto dai residenti in Sardegna.

Semplicemente: Io Italia ti tasso in euro e spendo pochi euro. Tu Sardegna hai bisogno di euro per pagare le tasse, per cui sei disponibile a sostenere ulteriori costi reali per approvigionarti degli euro con cui pagherai le tasse.

Questo meccanismo naturalmente coinvolge anche le Ammistrazioni locali che infatti sono in prima linea nell’invocare di poter sostenere dei costi reali. Se non esistesse la carenza di euro (che per l’Amministrazione è indotta dalla riduzione dei trasferimenti da Stato a amm. locale) non lo farebbero. La cosa di per sè è assurda.

Il punto qui è che anche un’ipotetica sovranità fiscale della Sardegna che riscuotesse le tasse in euro e avesse come parametro il pareggio di bilancio pubblico regionale non risolverebbe il problema. In assenza di deficit pubblico la spesa in euro non potrebbe mai essere tale da rendere disponibile quanto necessario in aggregato per pagare le tasse e permettere il risparmio richiesto dal settore privato.

E inoltre lo Stato continuerebbe ad imporre un certo volume in euro di imposte “sue”, che dovrebbero essere soddisfatte in euro da parte del territorio .

In assenza di spesa in euro dello Stato superiore rispetto al volume delle tasse imposte ( – deficit -) continuerebbe ad esistere la carenza di asset finanziari netti che induce il territorio a chiedere di sostenere costi reali. Questo è concepibile come un esperimento di colonialismo da laboratorio che evidenzia come è sufficiente imporre questa carenza tramite tassazione e spesa insufficiente per spazzare via tutte le contestazioni dei territori rispetto ad attività che comportano costi reali.

Ai quali si aggiunge purtroppo, in Sardegna, il costo morale di essere francobollati come “tzeraccos“.


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ORWELL E "L'UNIONE SARDA": IL MOMENTO MAGICO DELL'EURO

mur

A. Muroni, direttore de “L’Unione Sarda”, il quotidiano più letto in Sardegna, il 14 di Marzo pubblicava questa citazione di Orwell.

Non si capisce perchè Muroni vada a scomodare imbrattacarte defunti, dal momento che ha a disposizione dei professionisti della “cancellatura” al cui cospetto Orwell è un ragazzino delle commissioni, unu piccioccheddu de crobi .

Notare infatti cosa pubblicava ieri in prima pagina l’Unione Sarda, firmato da Beniamino Moro:

magico

 

momento magico


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Un crimine contro l'umanità è fatto così

Ecco come è fatto, nel concreto, il crimine contro l’umanità del taglio alla spesa .

In Sardegna, riduzione del fondo assistenza disabilità gravi. Gli affetti da SLA che iniziano lo sciopero della fame, e minacciano (anzi: promettono) di non caricare i respiratori che li tengono in vita. L’ennesima manifestazione (a volte finite in tragedia, in passato).

Salvatore Usala, il leader della protesta:

Avete previsto in questa finanziaria tagli folli, nonostante gli impegni scritti a non toccare un euro rispetto al 2014.Che parola avete? Ovvero avete previsto nella vostra finanziaria 2015, in discussione ora in Commissione, ben 33 milioni di tagli dalla 162/98 e dal ritornare a casa! Sono tagli ingenti, corrispondono al 27% del totale, il che significa mettere in strada più di 3000 operatori, UNA COSA DA PAZZI! Ma la cosa assurda è che avete fatto tutto di nascosto, nonostante avevate promesso di concordare le cose e ci avete riempito di frottole indegne delle istituzioni che rappresentate

Notare che in passato (vedere le foto in basso) si presentarono in casa di Usala addirittura i ministri Fornero e Balduzzi, a garantire sostegno del governo di allora (Monti) a queste disabilità.

Ma il punto critico, di cui sarebbe bene Usala fosse consapevole è che

i consiglieri regionali e le giunte che promettono fondi ai malati di SLA sono le stesse persone che fanno parte dei partiti che in Italia hanno introdotto l’austerity in Costituzione, con il pareggio di bilancio. Per cui accade che un giorno fanno le battaglie a fianco di Usala e della SLA, e il giorno dopo fanno la campagna elettorale per i partiti (di cui fanno parte come dirigenti) che tagliano i fondi destinati alla SLA.

E il presidente attuale della regione sarda, Pigliaru, giova ricordarlo, è un paladino dell’austerity da sempre. Chi lo ha piazzato lì dove sta ora sapeva benissimo con chi aveva a che fare.

La situazione sembra, quindi, difficilmente risolvibile nell’attuale contesto istituzionale. Se chi è a favore dell’austerity va al governo, applica l’austerity. Non si può dire che non avessero avvisato.


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Alluvione 2013. Perchè la Sardegna non ha bisogno dello Stato se è sovrana. Ma non lo sarà.

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Ieri, 18 Novembre 2014, ricorreva l’anniversario dell’alluvione 2013 in Sardegna: 19 morti e circa 700 milioni di euro di danni. Il presidente della Regione, Pigliaru, lamentava il fatto che il Governo italiano non abbia ancora erogato 200 milioni di euro promessi per gli interventi.

Ora, se la Sardegna non avesse bisogno dei duecento milioni di euro per pagare i lavori non avrebbe bisogno dello Stato.

Per fare gli interventi occorrono risorse materiali e lavoro. In Sardegna ci sono a sufficienza? Bene, allora c’è tutto quello che materialmente occorre.

Nella maggioranza Pigliaru, come già scritto, esistono dei componenti indipendentisti e sovranisti, che rimarcano spesso come la Sardegna abbia la capacità di essere indipendente. Ma al tempo stesso chiedono che lo Stato italiano eroghi i finanziamenti per poter fare i lavori. Come se ne esce? Una delle due pretese deve essere accantonata.

La Regione Sardegna emettete l’equivalente di trecento milioni di euro di crediti fiscali su tassazione futura regionale, e li mette a base d’asta per gli interventi post alluvione garantendo legalmente alle imprese che partecipano che potranno pagare le tasse regionali con quei crediti fiscali. Indice le gare o assegna i lavori che paga con i crediti fiscali, che poi saranno accettati in pagamento delle tasse. E così, forzando il sistema istituzionale esistente, esercita la sovranità e la esplica come la esplica qualsiasi Stato sovrano: con la spesa. D’altronde la sovranità si prende, non si riceve, di solito.

Altrimenti necessariamente si aspetta lo Stato, e la sua “lealtà”, e sì: per uscirne pagando i lavori in euro la Sardegna, come amministrazione locale (o come colonia, se si preferisce) ha bisogno dello Stato, se ne prenda atto serenamente.

Avendo chiaro che l’ipotesi (in itinere) di Agenzia delle Entrate regionale non può risollevare l’economia regionale rimuovendo risorse finanziarie dal settore privato in un’economia che per il 60% del PIL regionale è spesa pubblica, in una moneta che la Regione può solo utilizzare e non spendere per prima come monopolista. Sarebbe come entrare in un secchio e cercare di sollevarsi da terra tirando il manico.

L’Agenzia delle Entrate regionale avrebbe senso per imporre una nuova tassazione pagabile esclusivamente in una valuta di nuova emissione, spesa da parte dello Stato sardo come monopolista, di cui così si creerebbe il bisogno nel settore privato (che ne avrebbe necessità per pagare le tasse) rendendo possibile la conseguente capacità di spesa da parte dello Stato sardo nella nuova valuta ( Stato che può spenderla in quanto richiesta dal settore privato che ne avrà bisogno per pagare le tasse, e deve spenderla perchè se non la spende nell’economia non ci saranno i soldi necessari per pagare le tasse). Diversamente sarebbe una mera “buona amministrazione”, niente di più.

Nel dramma dell’accaduto i sovranisti e gli indipendentisti hanno una grande occasione, ma purtroppo non sarà colta. Diciannove morti e un danno subìto pari a circa il 2% del PIL regionale non saranno sufficienti a spingerli a forzare le posizioni di una Giunta, di cui fanno parte, presieduta da un Presidente da sempre contrario alla spesa pubblica che ha chiuso la sua campagna elettorale sottobraccio con Matteo Renzi.


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Pigliaru Economics, lezione 1: il caso IGEA

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Come già segnalato per tempo, la storia professionale di Pigliaru, il Mario Monti sardo, è limpida. Lo era ancora di più fino a inizio 2014, perchè all’inizio della campagna elettorale come candidato presidente del centro-sinistra ha rimosso il suo blog, di cui si trova ormai solo qualche traccia su Webarchive.

E così durante la campagna elettorale è avvenuto un fenomeno singolare. Un bel pezzo del “giornalismo sardo”, che avrebbe dovuto CONOSCERE E CAPIRE la proposta di Pigliaru, si è distratto un po’, si è fatto un po’ prendere la mano:

sardinewus

 

Da giornalisti a ultrà di Pigliaru il passo è (stato) breve.

Altri probabilmente, vari partiti “di sinistra” non hanno neanche capito quello che facevano, vista la totale e profonda ignoranza macroeconomica che dimostrano da anni. Dei sovranisti già si è scritto: in stragrande maggioranza a sostegno di Pigliaru.

Tutto questo ha permesso che in campagna elettorale un candidato dichiaratamente pro-austerity come Pigliaru abbia ricevuto ad esempio anche il voto dei minatori IGEA, che da quattro mesi non ricevono lo stipendio e ora si stanno rinchiudendo nei pozzi per protestare. C’è chi, tra loro, dichiara di aver votato Pigliaru, il candidato favorevole ai tagli alla spesa pubblica da cui provengono i loro stipendi.

È colpa loro? Sono stati ingenui? O è colpa di chi li ha mal consigliati? Ingenui analfabeti economici che in campagna elettorale hanno tenuto nascosta la lezione n.1 del corso di Pigliaru-Economics. Per Pigliaru:

1) il problema della politica sarda è la spesa pubblica 

2) la soluzione NON è rivendicare più trasferimenti dallo Stato

Vediamo cosa ha scritto ad esempio nel 2013:

pigliaru

Cioè la soluzione per Pigliaru è ridurre i deficit, come sta cercando di fare. Peccato che ridurre i deficit significhi far aumentare la disoccupazione, cosa che questa allegra combriccola di ignoranti non dà segno di comprendere; e così credevano e credono di risolvere la disoccupazione organizzando i convegni sul genere “Il finocchietto selvatico sardo come motore di sviluppo locale“.

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=FiUxPXdnXtM&feature=youtu.be]

E per chiudere, qual è esito verso cui si dirige la vicenda IGEA? La giunta Pigliaru propone riduzione di personale ed ammortizzatori sociali. In pratica il tentativo è quello di spostare il deficit dalla Regione allo Stato, ma con la differenza che il trasferimento fiscale a fronte di acquisizione di lavoro diventerà semplice erogazione di reddito di sussistenza. Perfettamente in linea con il modello Eurozona per il sud-Europa.

E con il modello del presidente Pigliaru.

 


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