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INIZIO FILM ANTICIPATO alle 20.30
domani venerdì 26 maggio Warren Mosler alla proiezione di PIIGS
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Posts tagged "renzi"

Riserve auree: la proposta troglodita del Sole 24 Ore

Oggi il Sole 24 Ore pubblica un articolo delirante, firmato da Alberto Quadro Curzio, che propone che Francia e Italia promuovano un

piano di investimenti garantito da una riserva aurea“, finanziato con titoli emessi e gold-garantiti.

Un’idea troglodita e idiota, perfettamente in linea con i principi economici su cui si fonda l’Eurozona.

La BCE, che è il monopolista emettitore dell’Euro può tecnicamente garantire qualsiasi emissione di titoli.

Ma Alberto Quadro Curzio e il Sole 24 Ore vogliono riportare l’Europa all’epoca di Carlo Magno o giù di lì. Notare che il Sole 24 Ore è il giornale di Confindustria, per cui questo articolo è segnale dell’arretratezza preistorica della classe imprenditoriale italiana che veicolando queste idee deficienti non fa altro che accelerare la propria estinzione attualmente in corso.

Ci aspettiamo che le prossime grandi idee del Sole 24 Ore vengano pubblicate con dei graffiti nelle caverne, di questo passo. Sarebbero in sintonia con la linea editoriale.


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Alluvione 2013. Perchè la Sardegna non ha bisogno dello Stato se è sovrana. Ma non lo sarà.

pigliaru 22

Ieri, 18 Novembre 2014, ricorreva l’anniversario dell’alluvione 2013 in Sardegna: 19 morti e circa 700 milioni di euro di danni. Il presidente della Regione, Pigliaru, lamentava il fatto che il Governo italiano non abbia ancora erogato 200 milioni di euro promessi per gli interventi.

Ora, se la Sardegna non avesse bisogno dei duecento milioni di euro per pagare i lavori non avrebbe bisogno dello Stato.

Per fare gli interventi occorrono risorse materiali e lavoro. In Sardegna ci sono a sufficienza? Bene, allora c’è tutto quello che materialmente occorre.

Nella maggioranza Pigliaru, come già scritto, esistono dei componenti indipendentisti e sovranisti, che rimarcano spesso come la Sardegna abbia la capacità di essere indipendente. Ma al tempo stesso chiedono che lo Stato italiano eroghi i finanziamenti per poter fare i lavori. Come se ne esce? Una delle due pretese deve essere accantonata.

La Regione Sardegna emettete l’equivalente di trecento milioni di euro di crediti fiscali su tassazione futura regionale, e li mette a base d’asta per gli interventi post alluvione garantendo legalmente alle imprese che partecipano che potranno pagare le tasse regionali con quei crediti fiscali. Indice le gare o assegna i lavori che paga con i crediti fiscali, che poi saranno accettati in pagamento delle tasse. E così, forzando il sistema istituzionale esistente, esercita la sovranità e la esplica come la esplica qualsiasi Stato sovrano: con la spesa. D’altronde la sovranità si prende, non si riceve, di solito.

Altrimenti necessariamente si aspetta lo Stato, e la sua “lealtà”, e sì: per uscirne pagando i lavori in euro la Sardegna, come amministrazione locale (o come colonia, se si preferisce) ha bisogno dello Stato, se ne prenda atto serenamente.

Avendo chiaro che l’ipotesi (in itinere) di Agenzia delle Entrate regionale non può risollevare l’economia regionale rimuovendo risorse finanziarie dal settore privato in un’economia che per il 60% del PIL regionale è spesa pubblica, in una moneta che la Regione può solo utilizzare e non spendere per prima come monopolista. Sarebbe come entrare in un secchio e cercare di sollevarsi da terra tirando il manico.

L’Agenzia delle Entrate regionale avrebbe senso per imporre una nuova tassazione pagabile esclusivamente in una valuta di nuova emissione, spesa da parte dello Stato sardo come monopolista, di cui così si creerebbe il bisogno nel settore privato (che ne avrebbe necessità per pagare le tasse) rendendo possibile la conseguente capacità di spesa da parte dello Stato sardo nella nuova valuta ( Stato che può spenderla in quanto richiesta dal settore privato che ne avrà bisogno per pagare le tasse, e deve spenderla perchè se non la spende nell’economia non ci saranno i soldi necessari per pagare le tasse). Diversamente sarebbe una mera “buona amministrazione”, niente di più.

Nel dramma dell’accaduto i sovranisti e gli indipendentisti hanno una grande occasione, ma purtroppo non sarà colta. Diciannove morti e un danno subìto pari a circa il 2% del PIL regionale non saranno sufficienti a spingerli a forzare le posizioni di una Giunta, di cui fanno parte, presieduta da un Presidente da sempre contrario alla spesa pubblica che ha chiuso la sua campagna elettorale sottobraccio con Matteo Renzi.


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Pigliaru Economics, lezione 1: il caso IGEA

pigliaru 22

Come già segnalato per tempo, la storia professionale di Pigliaru, il Mario Monti sardo, è limpida. Lo era ancora di più fino a inizio 2014, perchè all’inizio della campagna elettorale come candidato presidente del centro-sinistra ha rimosso il suo blog, di cui si trova ormai solo qualche traccia su Webarchive.

E così durante la campagna elettorale è avvenuto un fenomeno singolare. Un bel pezzo del “giornalismo sardo”, che avrebbe dovuto CONOSCERE E CAPIRE la proposta di Pigliaru, si è distratto un po’, si è fatto un po’ prendere la mano:

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Da giornalisti a ultrà di Pigliaru il passo è (stato) breve.

Altri probabilmente, vari partiti “di sinistra” non hanno neanche capito quello che facevano, vista la totale e profonda ignoranza macroeconomica che dimostrano da anni. Dei sovranisti già si è scritto: in stragrande maggioranza a sostegno di Pigliaru.

Tutto questo ha permesso che in campagna elettorale un candidato dichiaratamente pro-austerity come Pigliaru abbia ricevuto ad esempio anche il voto dei minatori IGEA, che da quattro mesi non ricevono lo stipendio e ora si stanno rinchiudendo nei pozzi per protestare. C’è chi, tra loro, dichiara di aver votato Pigliaru, il candidato favorevole ai tagli alla spesa pubblica da cui provengono i loro stipendi.

È colpa loro? Sono stati ingenui? O è colpa di chi li ha mal consigliati? Ingenui analfabeti economici che in campagna elettorale hanno tenuto nascosta la lezione n.1 del corso di Pigliaru-Economics. Per Pigliaru:

1) il problema della politica sarda è la spesa pubblica 

2) la soluzione NON è rivendicare più trasferimenti dallo Stato

Vediamo cosa ha scritto ad esempio nel 2013:

pigliaru

Cioè la soluzione per Pigliaru è ridurre i deficit, come sta cercando di fare. Peccato che ridurre i deficit significhi far aumentare la disoccupazione, cosa che questa allegra combriccola di ignoranti non dà segno di comprendere; e così credevano e credono di risolvere la disoccupazione organizzando i convegni sul genere “Il finocchietto selvatico sardo come motore di sviluppo locale“.

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=FiUxPXdnXtM&feature=youtu.be]

E per chiudere, qual è esito verso cui si dirige la vicenda IGEA? La giunta Pigliaru propone riduzione di personale ed ammortizzatori sociali. In pratica il tentativo è quello di spostare il deficit dalla Regione allo Stato, ma con la differenza che il trasferimento fiscale a fronte di acquisizione di lavoro diventerà semplice erogazione di reddito di sussistenza. Perfettamente in linea con il modello Eurozona per il sud-Europa.

E con il modello del presidente Pigliaru.

 


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Le parole non bastano più per difendere il regime.

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Prima o poi la crescente povertà richiederà una dittatura totale con altre armi diverse dalla predica dei guardiani dell’Euro” [Alain Parguez]

E stiamo arrivando al “poi”.

Per ammaestrare chi non scende in piazza, per chi ha una qualche forma di reddito che ne garantisca la sopravvivenza è sufficiente il bispensiero orwelliano diffuso attraverso i media. Renzi e Padoan incattiviscono l’austerity: riducono il deficit al 2.6% obbedendo all’ordine criminale dell’Europa, cioè aumenteranno la crisi e la disoccupazione

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e Padoan contestualmente rilascia comunicati in cui dichiara che l’Europa è sulla strada della crescita.

Una politica economica distruttiva e devasatante, portata avanti da un partito sostenuto da milioni di persone, così:

credere fermamente di dire verità sa­crosante mentre si pronunciavano le menzogne più artefatte; ritenere contemporaneamente valide due opinioni che si an­nullavano a vicenda; sapendole contraddittorie fra di loro e tut­tavia credendo in entrambe, fare uso della logica contro la logi­ca; rinnegare la morale proprio nell’atto di rivendicarla; credere che la democrazia sia impossibile e nello stesso tempo vedere nel Partito l’unico suo garante; dimenticare tutto ciò che era necessario dimenticare ma, all’occorrenza, essere pronti a richiamarlo alla memoria, per poi eventualmente dimenticarlo di nuovo.  [G. Orwell]

Dove il bispensiero non arriva, arrivano i manganelli. Il Governo di Renzi manda la celere addosso agli operai delle acciaierie di Terni:

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E sta arrivando il momento in cui le parole non bastano più per imporre la crescente povertà, e l’austerità.


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Quelli come Fassina e come Coggiu, che si rapì da solo.

Abbiamo a San Giovanni, a Roma, alcune decine di migliaia di persone con gravi problemi di equilibrio mentale: pochi mesi fa appoggiavano Renzi, facevano campagna elettorale per lui nelle primarie, e oggi gli manifestano contro.

O casi anche più contorti e drammatici come quello di Fassina, che considerava come “la migliore arma che abbiamo” Mario Monti, il presidente del Consiglio che si vantava di aver “salvato l’euro“. Dopo aver appoggiato Monti, qualche milionata di disoccupati e centinaia di suicidi dopo, oggi Fassina dice che bisogna superare l’Euro.

Ma non solo. Va a fare le manifestazioni in piazza contro Renzi, nonostante Renzi sia “l’uomo giusto al momento giusto” [Cit. S.Fassina, 29.5.2014]  Risulta chiaro che ad uno come Fassina non andrebbe affidata neanche la custodia di un campo di cardi, altro che un ministero. Sono persone che lanciano segnali pericolosi, di disagio.

Gente come Antonio Coggiu, il bandito che si rapì da solo, consegnato alla memoria dagli immortali Squallor.

Verso i venti-venticinque anni io, Antonio Coggiu, della Barbagia,
ho organizzato il più grosso rapimento dell’isola:
mi sono rapito da solo.
Mi ero comprato una macchina blindata per non farmi rapire,
e allora stando da solo nella mia auto mi sono puntato una pistola alla tempia
e sono sceso.”

E la sensazione è che Renzi e i suoi alla Leopolda , in fin dei conti, siano mentalmente molto più sani  di tutti questi altri.


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