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INIZIO FILM ANTICIPATO alle 20.30
domani venerdì 26 maggio Warren Mosler alla proiezione di PIIGS
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Posts tagged "pigliaru"

Un crimine contro l'umanità è fatto così

Ecco come è fatto, nel concreto, il crimine contro l’umanità del taglio alla spesa .

In Sardegna, riduzione del fondo assistenza disabilità gravi. Gli affetti da SLA che iniziano lo sciopero della fame, e minacciano (anzi: promettono) di non caricare i respiratori che li tengono in vita. L’ennesima manifestazione (a volte finite in tragedia, in passato).

Salvatore Usala, il leader della protesta:

Avete previsto in questa finanziaria tagli folli, nonostante gli impegni scritti a non toccare un euro rispetto al 2014.Che parola avete? Ovvero avete previsto nella vostra finanziaria 2015, in discussione ora in Commissione, ben 33 milioni di tagli dalla 162/98 e dal ritornare a casa! Sono tagli ingenti, corrispondono al 27% del totale, il che significa mettere in strada più di 3000 operatori, UNA COSA DA PAZZI! Ma la cosa assurda è che avete fatto tutto di nascosto, nonostante avevate promesso di concordare le cose e ci avete riempito di frottole indegne delle istituzioni che rappresentate

Notare che in passato (vedere le foto in basso) si presentarono in casa di Usala addirittura i ministri Fornero e Balduzzi, a garantire sostegno del governo di allora (Monti) a queste disabilità.

Ma il punto critico, di cui sarebbe bene Usala fosse consapevole è che

i consiglieri regionali e le giunte che promettono fondi ai malati di SLA sono le stesse persone che fanno parte dei partiti che in Italia hanno introdotto l’austerity in Costituzione, con il pareggio di bilancio. Per cui accade che un giorno fanno le battaglie a fianco di Usala e della SLA, e il giorno dopo fanno la campagna elettorale per i partiti (di cui fanno parte come dirigenti) che tagliano i fondi destinati alla SLA.

E il presidente attuale della regione sarda, Pigliaru, giova ricordarlo, è un paladino dell’austerity da sempre. Chi lo ha piazzato lì dove sta ora sapeva benissimo con chi aveva a che fare.

La situazione sembra, quindi, difficilmente risolvibile nell’attuale contesto istituzionale. Se chi è a favore dell’austerity va al governo, applica l’austerity. Non si può dire che non avessero avvisato.


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Alluvione 2013. Perchè la Sardegna non ha bisogno dello Stato se è sovrana. Ma non lo sarà.

pigliaru 22

Ieri, 18 Novembre 2014, ricorreva l’anniversario dell’alluvione 2013 in Sardegna: 19 morti e circa 700 milioni di euro di danni. Il presidente della Regione, Pigliaru, lamentava il fatto che il Governo italiano non abbia ancora erogato 200 milioni di euro promessi per gli interventi.

Ora, se la Sardegna non avesse bisogno dei duecento milioni di euro per pagare i lavori non avrebbe bisogno dello Stato.

Per fare gli interventi occorrono risorse materiali e lavoro. In Sardegna ci sono a sufficienza? Bene, allora c’è tutto quello che materialmente occorre.

Nella maggioranza Pigliaru, come già scritto, esistono dei componenti indipendentisti e sovranisti, che rimarcano spesso come la Sardegna abbia la capacità di essere indipendente. Ma al tempo stesso chiedono che lo Stato italiano eroghi i finanziamenti per poter fare i lavori. Come se ne esce? Una delle due pretese deve essere accantonata.

La Regione Sardegna emettete l’equivalente di trecento milioni di euro di crediti fiscali su tassazione futura regionale, e li mette a base d’asta per gli interventi post alluvione garantendo legalmente alle imprese che partecipano che potranno pagare le tasse regionali con quei crediti fiscali. Indice le gare o assegna i lavori che paga con i crediti fiscali, che poi saranno accettati in pagamento delle tasse. E così, forzando il sistema istituzionale esistente, esercita la sovranità e la esplica come la esplica qualsiasi Stato sovrano: con la spesa. D’altronde la sovranità si prende, non si riceve, di solito.

Altrimenti necessariamente si aspetta lo Stato, e la sua “lealtà”, e sì: per uscirne pagando i lavori in euro la Sardegna, come amministrazione locale (o come colonia, se si preferisce) ha bisogno dello Stato, se ne prenda atto serenamente.

Avendo chiaro che l’ipotesi (in itinere) di Agenzia delle Entrate regionale non può risollevare l’economia regionale rimuovendo risorse finanziarie dal settore privato in un’economia che per il 60% del PIL regionale è spesa pubblica, in una moneta che la Regione può solo utilizzare e non spendere per prima come monopolista. Sarebbe come entrare in un secchio e cercare di sollevarsi da terra tirando il manico.

L’Agenzia delle Entrate regionale avrebbe senso per imporre una nuova tassazione pagabile esclusivamente in una valuta di nuova emissione, spesa da parte dello Stato sardo come monopolista, di cui così si creerebbe il bisogno nel settore privato (che ne avrebbe necessità per pagare le tasse) rendendo possibile la conseguente capacità di spesa da parte dello Stato sardo nella nuova valuta ( Stato che può spenderla in quanto richiesta dal settore privato che ne avrà bisogno per pagare le tasse, e deve spenderla perchè se non la spende nell’economia non ci saranno i soldi necessari per pagare le tasse). Diversamente sarebbe una mera “buona amministrazione”, niente di più.

Nel dramma dell’accaduto i sovranisti e gli indipendentisti hanno una grande occasione, ma purtroppo non sarà colta. Diciannove morti e un danno subìto pari a circa il 2% del PIL regionale non saranno sufficienti a spingerli a forzare le posizioni di una Giunta, di cui fanno parte, presieduta da un Presidente da sempre contrario alla spesa pubblica che ha chiuso la sua campagna elettorale sottobraccio con Matteo Renzi.


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Pigliaru Economics, lezione 1: il caso IGEA

pigliaru 22

Come già segnalato per tempo, la storia professionale di Pigliaru, il Mario Monti sardo, è limpida. Lo era ancora di più fino a inizio 2014, perchè all’inizio della campagna elettorale come candidato presidente del centro-sinistra ha rimosso il suo blog, di cui si trova ormai solo qualche traccia su Webarchive.

E così durante la campagna elettorale è avvenuto un fenomeno singolare. Un bel pezzo del “giornalismo sardo”, che avrebbe dovuto CONOSCERE E CAPIRE la proposta di Pigliaru, si è distratto un po’, si è fatto un po’ prendere la mano:

sardinewus

 

Da giornalisti a ultrà di Pigliaru il passo è (stato) breve.

Altri probabilmente, vari partiti “di sinistra” non hanno neanche capito quello che facevano, vista la totale e profonda ignoranza macroeconomica che dimostrano da anni. Dei sovranisti già si è scritto: in stragrande maggioranza a sostegno di Pigliaru.

Tutto questo ha permesso che in campagna elettorale un candidato dichiaratamente pro-austerity come Pigliaru abbia ricevuto ad esempio anche il voto dei minatori IGEA, che da quattro mesi non ricevono lo stipendio e ora si stanno rinchiudendo nei pozzi per protestare. C’è chi, tra loro, dichiara di aver votato Pigliaru, il candidato favorevole ai tagli alla spesa pubblica da cui provengono i loro stipendi.

È colpa loro? Sono stati ingenui? O è colpa di chi li ha mal consigliati? Ingenui analfabeti economici che in campagna elettorale hanno tenuto nascosta la lezione n.1 del corso di Pigliaru-Economics. Per Pigliaru:

1) il problema della politica sarda è la spesa pubblica 

2) la soluzione NON è rivendicare più trasferimenti dallo Stato

Vediamo cosa ha scritto ad esempio nel 2013:

pigliaru

Cioè la soluzione per Pigliaru è ridurre i deficit, come sta cercando di fare. Peccato che ridurre i deficit significhi far aumentare la disoccupazione, cosa che questa allegra combriccola di ignoranti non dà segno di comprendere; e così credevano e credono di risolvere la disoccupazione organizzando i convegni sul genere “Il finocchietto selvatico sardo come motore di sviluppo locale“.

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=FiUxPXdnXtM&feature=youtu.be]

E per chiudere, qual è esito verso cui si dirige la vicenda IGEA? La giunta Pigliaru propone riduzione di personale ed ammortizzatori sociali. In pratica il tentativo è quello di spostare il deficit dalla Regione allo Stato, ma con la differenza che il trasferimento fiscale a fronte di acquisizione di lavoro diventerà semplice erogazione di reddito di sussistenza. Perfettamente in linea con il modello Eurozona per il sud-Europa.

E con il modello del presidente Pigliaru.

 


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Assessore Maninchedda, la follia dell'austerity non è una legge di natura

La giunta che governa la Sardegna è presieduta da un economista di trasparente storia professionale pro-austerity , Francesco Pigliaru. Collocato nello scenario culturale mainstream   “di sinistra” ha ricevuto in campagna elettorale enfatiche adesioni diventate sorprendenti dietro-front dopo pochi mesi.

Della maggioranza che lo sostiene fanno parte, anche in Giunta, partiti indipendentisti/sovranisti che vedono la Sardegna come un futuro stato indipendente. Nella loro visione purtroppo trascurano o ignorano le dinamiche macroeconomiche moderne, avallando  misure deflazionistiche procicliche in cui ripongono un’immotivata fiducia per un rilancio dell’economia regionale.

Ho sollevato alcune delle osservazioni che seguiranno sul blog di Paolo Maninchedda, attuale Assessore ai Lavori Pubblici, come commento a un suo post recente; a distanza di giorni ancora non sono state pubblicate, per cui le svilupperò qui con maggior spazio. Le mie osservazioni al testo (riportato in corsivo) sono in grassetto.

Ieri in Giunta sono state approvate tre delibere dei Lavori pubblici. Con la prima si è stanziato 1, 2 mln di euro per aiutare i morosi incolpevoli, cioè coloro che non hanno potuto pagare l’affitto perché licenziati o giù di lì.

Sfortunatamente non esiste il concetto di “colpevolezza” individuale del moroso in un rapporto contrattuale di locazione. Ma nel caso dei licenziamenti causati dalla scarsità di domanda aggregata, esiste la colpa (inconsapevole?) di chi promuove misure di politica economica che riducono la domanda aggregata stessa, aumentando i licenziamenti e la disoccupazione.

Con la seconda si è finalmente approvato l’Accordo di Programma di Sant’Elia. Adesso il Comune di Cagliari e Area possono firmarlo e realizzarlo. Con la terza si sono stanziati altri 3 milioni di euro sul bilancio pluriennale (annualità 2016) per il dissesto idrogeologico di Olbia. A questo punto il capoluogo gallurese avrà dalla Regione poco più di 7 milioni di euro. Io sto lavorando a dar loro l’anticipo del 10% prima che ricorra l’anniversario dell’alluvione, in modo che con 700.000 euro possano fare qualche intervento urgente.

I danni alluvione 2013 stimati ad Olbia sono stati 10 milioni di euro. I danni all’intera area nord Sardegna (pubblici+privati) sono stati stimati in 650 milioni di euro. L’insufficienza della spesa programmata per ripristinare lo stato precedente l’evento alluvionale è clamorosa.

Qualche giorno fa, abbiamo risolto il blocco che impediva la ripartenza dei lavori per la casa di accoglienza per i familiari dei detenuti del carcere di Tempio.
Oggi leggiamo i giornali e capiamo che domani verremo sputati in faccia per strada, perché chi è in difficoltà oggi legge che la Regione disporrebbe di 32 miliardi e rotti per lo sviluppo, mentre quelle sono le Entrate di un quinquennio della Regione, non gli investimenti. Per cui, a me diranno che non so fare arrivare a chi ha veramente bisogno questo presunto mare di denaro, mentre io per trovare soldi per i giovani e le imprese non ho di fronte una montagna di denaro, ma una catena di montagne di problemi, di scelte durissime, di sacrifici da fare. Dovrò collaborare con i miei colleghi a tagliare brutalmente la spesa corrente, a rompere le pessime abitudini amministrative che generano montagne di residui e neanche una vera trasformazione, a motivare i funzionari e dirigenti regionali a fare sforzi ulteriori per migliorare la qualità dell’azione di governo; dovrò battagliare brutalmente per ridurre la spesa sanitaria; dovrò battagliare brutalmente per tenere gli ultracinquantenni licenziati ancora impegnati nei processi di utilizzazione negli enti locali che sono orgoglioso di aver concorso (con alcuni sindacalisti) ad aver realizzato;

I sacrifici peggioreranno drammaticamente la situazione esistente, che soffre di una domanda aggregata già evidentemente insufficiente a raggiungere la piena occupazione. I tagli brutali alla spesa del Settore pubblico ridurranno brutalmente il reddito disponibile per il Settore privato, perché la spesa di ogni soggetto è il reddito di un altro. La risultante riduzione del reddito porterà ad ulteriori riduzioni di spesa. Di conseguenza la disoccupazione aumenterà sensibilmente, forse appena mitigata dall’emigrazione verso altre regioni o Stati (già oggi incoraggiata anche dalle stesse amministrazioni). Per cui tutte le misure sacrificali adottate in risposta alla crisi, peggioreranno la stessa crisi.

dovrò brutalmente lottare per creare cantieri comunali o verdi (meglio verdi) per mettere a posto la sentieristica della Sardegna senza la quale non c’è turismo di qualità, non c’è presidio del territorio, non c’è pulizia e bellezza.

In assenza di capacità di spesa del Settore Pubblico e delle sue entità amministrative (la Regione) vengono meno le risorse finanziare per le infrastrutture. Non ci sarà turismo di qualità, non ci sarà presidio del territorio, non ci sarà pulizia e bellezza, ma aumenterà il degrado di tutto ciò che è pubblico e non producente profitto di breve periodo e privatizzabile

E  per fare le infrastrutture, dovrò impegnarmi a contrarre un mutuo (perché le infrastrutture si fanno con i mutui, ovviamente).

Non è affatto ovvio che le infrastrutture pubbliche si finanzino con i mutui. È anzi una follia recente, che sfortunatamente viene qui presentata come “ovvia”. L’intero territorio nazionale italiano, e quello sardo, sono stati infrastrutturati con la spesa in deficit del Settore pubblico, quando lo stesso settore era l’emettitore monopolista della valuta, con il doppio risultato di incrementare lo stock di beni reali disponibili per la collettività, e incrementare lo stock di risparmio finanziario disponibile per il settore privato (destinatario in varie forme della spesa del Settore pubblico).

Ieri le Lucidosottile, compagnia teatrale di rango internazionale, ha fatto una cosa egregia. Ha usato il proprio mestiere per protestare, versando simbolicamente e praticamente il proprio sangue in calici dedicati alla Giunta. Io sto con loro. Ho già mandato all’Assessore Firinu le carte che dimostrano che hanno ragione da vendere. Il problema culturale che questo caso illumina, è che il sistema politico sardo pensa ancora che i contributi nel settore dello spettacolo non riguardino l’economia, il lavoro e l’educazione, ma l’assistenza. Lo spettacolo, in tutto il mondo, è lavoro, economia, sviluppo.

Seguendo l’irreale logica mainstream del settore pubblico “buon padre di famiglia che non spende più di quanto incassa” combinata con l’affermazione per cui lo spettacolo, in tutto il mondo, è lavoro, economia, sviluppo, non dovrebbero esistere neanche contributi pubblici allo spettacolo. Se l’attività privata è profittevole si autofinanzia con il profitto ricavato sul mercato, no?

Ma non tutte le forme di spettacolo in tutto il mondo sono macchine commerciali come Hollywood, e possono esistere anche attività che il Settore pubblico decide di finanziare perché, pur incapaci di generare profitti, hanno valenza culturale e valore per la collettività. Come in questo caso. Questa è una scelta legittima e di civiltà, che non ha a che vedere né con dei parametri di profitto economico né con parametri assistenziali. Volerla collocare in uno di questi poli è una forzatura.

Poi è chiaro che se si ritiene che chiunque sappia fare spettacolo solo perché presenta una domanda alla Regione per fare uno spettacolo, allora si sbaglia. È possibile parametrare e perimetrare le professionalità e premiarle.

Sarebbero premiate da una valutazione derivante da un procedimento politico, non commercialmente. A meno che il procedimento politico non intenda premiare chi ha già avuto successo sul mercato, ma quale sarebbe la logica del sostenere chi non ha bisogno di sostegno?

C’è poi una regola aurea: i debiti si pagano. Non è possibile pagare meno di quanto ci si è impegnati a pagare. La Regione è in difficoltà con i saldi. Faccia di conto, trovi modalità di liquidazione coinvolgendo le banche e utilizzando i protocolli esistenti con le banche per il saldo del debito commerciale.

Dal punto di vista macroeconomico questo non fa altro che far slittare il problema; “coinvolgendo le banche” la Regione dovrebbe saldare il debito esistente verso il settore privato contraendone uno nuovo verso il settore privato, che dovrebbe poi essere successivamente saldato riducendo (con prelievo fiscale) gli attivi finanziari del settore privato. 

Ma i debiti si pagano.

Prima di essere  trasformato da emettitore in utilizzatore della valuta il Settore pubblico ha sempre “pagato i debiti” senza affanni, come sopra discusso, essendo il deficit la registrazione di un passivo del settore pubblico a fronte del corrispettivo di un attivo finanziario netto nel settore privato. L’azzeramento del deficit ha come corrispettivo l’azzeramento dell’attivo finanziario netto nel settore privato. La riduzione del debito pubblico è la corrispettiva riduzione del risparmio privato. Prendere atto di questa gigantesca realtà eviterebbe di alimentare l’illusione che si possa risolvere un macroscopico problema di carenza di domanda aggregata e deficit insufficienti con delle buone pratiche di amministrazione che mirano a ridurre deficit già oggi insufficienti.

Poi c’è un problema più ampio: non ha più senso un Assessorato della Pubblica Istruzione, dello Sport, della Cultura e dei Beni culturali. È un mostro di competenze con un bilancio ridicolo. Un collo di bottiglia che va riformato.

Si tratta di valutazioni amministrative. E qualsiasi riforma, con ogni probabilità avrà a che fare con un bilancio ancora più ridicolo negli anni a venire. In un sistema sano l’amministrazione locale (Regione) che da utilizzatore della valuta opera con il vincolo del pareggio di bilancio o patto di stabilità dovrebbe essere supportato dalla spesa in deficit da parte dello Stato monopolista della valuta, finalizzata all’infrastrutturazione pubblica ed a colmare il deficit di domanda aggregata da cui deriva la disoccupazione. Tutto questo è oggi attualmente proibito dalla struttura fiscale e monetaria dell’Unione Europea, rendendo impossibile il funzionamento dell’economia per il benessere collettivo. 

E sì, il problema è molto più ampio: è l’inevitabile impoverimento collettivo nel contesto normativo e monetario dell’Eurozona. Sarebbe utile realizzare che è irrisolvibile all’interno dei parametri esistenti (a prescindere dalle buone intenzioni dei soggetti coinvolti) ed esserne consapevoli di fronte a Matteo Renzi, che era stato a Cagliari  per festeggiare la chiusura della campagna elettorale di Francesco Pigliaru . Qualche mese prima che decidesse di tagliare i trasferimenti alle Regioni, cosa che ha fatto giusto il 15 Ottobre.

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Renzi e Pigliaru


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