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INIZIO FILM ANTICIPATO alle 20.30
domani venerdì 26 maggio Warren Mosler alla proiezione di PIIGS
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Posts tagged "parguez"

ED ORA PODEMOS. ANZI, NON PODEMOS.

2015-07-17 09_50_31-Pablo Iglesias, resignado ante la decisión de Tsipras_ _Lo que ha ocurrido es la

 

 

 

 

 

 

 

È online oggi questa intervista a Iglesias, il leader di Podemos in Spagna. Come già Tsipras a suo tempo, è piuttosto trasparente:

lo único que podemos hacer es acumular un poquito más de poder administrativo” e intentar “doblarles el brazo a los socialdemócratas” para que en Europa se articulen nuevos gobiernos que “defiendan los derechos sociales, la redistribución de la riqueza y el bienestar”, ha señalado.(..)

“Y si no, quien a lo mejor sí puede hacer cosas es una señora que procede del fascismo y la extrema derecha, Marine Le Pen

Ovvero: l’unico obiettivo che si pongono ora è un po’ di “potere amministrativo“. Sfortunatamente il “potere amministrativo” non è “potere”, ma, appunto “amministrazione” nell’ambito dell’attuale quadro istituzionale del regime Eurozona.

D’accordo con Iglesias, “el mundo y la política tienen que ver con correlaciones de fuerzas“, il mondo e la politica si devono confrontare con i rapporti di forza, e oggi Podemos ha già ammesso di non poter fare niente contro lo status quo, si chiama fuori. Per cui sarebbe più opportuno modificare il nome in “Non Podemos”, dal momento che non potranno fare niente se non una “corretta amministrazione” in armonia con le linee guida di impoverimento collettivo tracciate dal regime tecnocratico.

Ci si può aspettare di assistere a un qualche “replay” di quello che è avvenuto in Grecia, con degli obiettivi proclamati di “giustizia” che saranno intrinsecamente irraggiungibili, e la lotta alle cricchette locali: “Si nosotros ganamos, nuestro enemigo fundamental van a ser élites locales

Ci saranno in Italia (come è stato con Syriza) le campagne su facebook per i nostri fratelli spagnoli, le bandierine, etc, ma (come è stato con Syriza) non condurranno a niente. Perchè a priori resterà fuori dalle opzioni la proposta di un’idea alternativa e la pianificazione della rottura del sistema esistente,  rottura che, come scrive Alain Parguez, è il presupposto fondamentale per cercare di salvare la civiltà europea.

[Tutto questo implicherebbe la ridefinizione di risorse e relazioni anche geopolitiche, dal momento che il vero vincolo sta, in ogni caso, nelle risorse materiali, non in quelle finanziarie]


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GRECIA: THE END

E’ andato tutto come previsto circa sei mesi fa, e confermato dai movimenti di mercato recentemente.

Tsipras tiene la Grecia in Eurozona e fa quello che la Trojka ha deciso, in particolare qui alcuni punti:

ambizioso piano di riforma delle pensioni

privatizzazione della rete elettrica

– modernizzazione della contrattazione collettiva e dei licenziamenti collettivi

vendita di di beni pubblici che saranno conferiti a un fondo apposito, i cui incassi serviranno a ripagare fino a 50 miliardi di euro dei prestiti ricevuti

– tutta la legislazione relativa dovrà essere concordata/supervisionata dalla Trojka

Qui il testo integrale dell’accordo: http://t.co/dfwTY1uCxr

Finisce così la triste storia della Grecia e di Tsipras, e non sarebbe potuta finire altrimenti, in assenza di un piano B di emergenza . L’idea di presentarsi alle elezioni e vincerle vendendo una favola (la contemporanea fine dell’austerità e permanenza in eurozona) è stato il primo passo di questo disastro ad orologeria, assolutamente non compreso qui in Italia da chi, di fronte allo scenario, si è concentrato sua moto e giubbotto di pelle del ministro delle finanze piuttosto che sull’inevitabile esito delle trattative in corso.

Il regime europeo è coerente e saldo. Le democrazie nazionali non contano, e il sistema procede all’interno dei parametri prestabiliti e gestiti dall’Euro tecnocrazia, che si muove su due linee principali:

1) Aumento del divario sociale, politico ed economico tra chi “sta sopra” e chi “sta sotto”

2) Trasferimento continuo di ricchezze reali strategiche dal settore pubblico ad oligopolisti privati.

Era stato compreso e denunciato per tempo, qui l’intervento dell’immenso Prof. Alain Parguez, era il 2012:

Ed in tre anni cosa hanno fatto molti di quelli che oggi si stracciano le vesti per il “colpo di Stato in Grecia”, oltre a sostenere partiti e Governi pro-austerità qui in Italia?


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Due punti importanti nell'accordo Grecia – Ex Trojka

Grecia – deficit primario 2007-2013. Fonte: BCE

Un punto dell’accordo ottenuto da Tsipras è la riduzione dell’impegno di surplus primario per la Grecia: 1.5% anzichè il 3%. Tuttavia  la Grecia non ha avuto surplus primari negli anni scorsi, ma deficit (8% al 2013). Non si è trattato di deficit pianificati, ma piuttosto dei “deficit difensivi – cattivi deficit” risultanti dall’imposizione delle [MAP] politiche di austerity (V. Parguez, 2012). Tali deficit sono totalmente inadeguati e insufficienti rispetto a quanto necessario; la disoccupazione risultante è oggi circa 26%

È  inspiegabile che ci si aspetti di ottenere “crescita dell’occupazione“rimpicciolendo un deficit pubblico già insufficiente, arrivando fino a un surplus dell’ 1.5%, in assenza di altre fonti di domanda compensative in misura necessaria.

Il secondo punto rilevante è questo: la Grecia per anni è stata indicata (insieme ai PIIGS) dai paesi del nord-europa come nazione nei guai perchè profondamente caratterizzata da corruzione, evasione fiscale, etc. Per cui (dicevano) era giusto che pagasse meritatamente le proprie colpe.

Oggi Tsipras annuncia che per risolvere i problemi della Grecia si concentrerà su corruzione ed evasione fiscale

(Al di là dei prevedibili effetti dell’aumento della pressione fiscale) quindi quegli altri che dicevano che la Grecia fosse “colpevole” avevano ragione?


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Le parole non bastano più per difendere il regime.

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Prima o poi la crescente povertà richiederà una dittatura totale con altre armi diverse dalla predica dei guardiani dell’Euro” [Alain Parguez]

E stiamo arrivando al “poi”.

Per ammaestrare chi non scende in piazza, per chi ha una qualche forma di reddito che ne garantisca la sopravvivenza è sufficiente il bispensiero orwelliano diffuso attraverso i media. Renzi e Padoan incattiviscono l’austerity: riducono il deficit al 2.6% obbedendo all’ordine criminale dell’Europa, cioè aumenteranno la crisi e la disoccupazione

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e Padoan contestualmente rilascia comunicati in cui dichiara che l’Europa è sulla strada della crescita.

Una politica economica distruttiva e devasatante, portata avanti da un partito sostenuto da milioni di persone, così:

credere fermamente di dire verità sa­crosante mentre si pronunciavano le menzogne più artefatte; ritenere contemporaneamente valide due opinioni che si an­nullavano a vicenda; sapendole contraddittorie fra di loro e tut­tavia credendo in entrambe, fare uso della logica contro la logi­ca; rinnegare la morale proprio nell’atto di rivendicarla; credere che la democrazia sia impossibile e nello stesso tempo vedere nel Partito l’unico suo garante; dimenticare tutto ciò che era necessario dimenticare ma, all’occorrenza, essere pronti a richiamarlo alla memoria, per poi eventualmente dimenticarlo di nuovo.  [G. Orwell]

Dove il bispensiero non arriva, arrivano i manganelli. Il Governo di Renzi manda la celere addosso agli operai delle acciaierie di Terni:

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E sta arrivando il momento in cui le parole non bastano più per imporre la crescente povertà, e l’austerità.


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UE: come finanzia l’invasione dei nuovi stati

_alain

 

 

 

 

 

 

I fondi pubblici (europei)  furono resi disponibili come sussidi, borse di studio, premi culturali, senza alcun limite allo scopo di sedurre l’opinione pubblica e nascondere ciò che era veramente in gioco(…) 

Alain Parguez

 

Vediamo quindi come è possibile “convincere” gli Stati a farsi inglobare volontariamente nel disastro dell’eurozona (pare assurdo). Ecco come funziona:

La Commissione Europea pubblica oggi questo avviso: LINK. Annuncia l’avvio del programma di finanziamento alla pre-assistenza  per i paesi che aderiranno all’Unione Europea (Albania,Macedonia,Kosovo,Montenegro,Serbia, Turchia). Il programma è mirato ad assistere LE RIFORME come supporto alla COMPETITIVITA’:

governance and public administration reform, rule of law and fundamental rights, as well as support to economic growth and competitiveness“.

11 MILIARDI DI EURO

di finanziamenti ripartiti così, nel 2014-2020

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Per capire l’ordine di grandezza: sul Montenegro (600mila abitanti) l’UE spende 39,6 milioni di Euro solo nel 2014, ovvero 66€ ad abitante. 

Notare che come “risorse per la crescita” nel bilancio 2015 riferite a progetti 2014-2020 ” l’UE aveva stanziato circa il 60% di 145 mld per tutta l’UE (in parte residui di fondi già stanziati) , ovvero 24 € ad abitante

Per abitante, l’UE SPENDE PER LA PROPAGANDA ALLE RIFORME IN MONTENEGRO CIRCA IL TRIPLO DI QUELLO CHE SPENDE PER LA CRESCITA IN TUTTA EUROPA

La propaganda è la madre di ogni regime. Come si traduce, concretamente, l’investimento in “assistenza alle riforme”? Studi, consulenze, convegni, produzione di documenti, corsi di aggiornamento, etc. La stragrande maggioranza dei “centri culturali” del paese è investita, per anni, da un colossale fiume di soldi, e produce e finanzia incessantemente contesti ed elementi di supporto all’Unione Europea.

E vengono fuori studi, proposte, documenti come questo, ad esempio, scritta da Luciano Gallino nel 2011:


Gallino, 2011: “Il modello sociale, pilastro dell’unità europea” (scritto per convegno sul modello sociale europeo, il 20 dicembre 2011, presso la Camera dei deputati)

E’ necessario che un maggior numero di cittadini arrivino a convincersi che l’Unione Europea è un grandioso progetto politico, economico, sociale, culturale che presenta elementi unici al mondo

Ma appena due anni dopo:

Gallino, 2013: “Un colpo di Stato è in atto in Italia e in Europa

Oggi deci­sioni di fon­da­men­tale impor­tanza ven­gono prese da gruppi ristretti: il diret­to­rio com­po­sto dalla Com­mis­sione Ue, la Bce, l’Fmi. I par­la­menti sono svuo­tati e hanno dele­gato le deci­sioni ai governi. I governi li hanno pas­sati al diret­to­rio. Se que­sta non è la fine della demo­cra­zia, è crta­mente una ferita grave”


Sembrerebbe una comica, un film di Totò, ma è la realtà. La stessa persona a distanza di due anni passa dal giudicare l’Unione Europea “un progetto grandioso” a giudicarlo “un colpo di Stato“. E così, quello che è considerato il più autorevole sociologo italiano, e oggi anche “anti austerity” si era “distratto un attimo, e fino a 2 anni fa esaltava quello che lui stesso, DOPO, dipinge come un regime.

Le parole chiave sono: PRIMA e DOPO.

PRIMA l’UE finanzia la propaganda, e tutti quelli che vivono in questo mondo dorato.

DOPO che il treno delle riforme è in marcia e inarrestabile, gli stessi che hanno partecipato alla propaganda, si smarcano. Si ripropongono come “di sinistra” contro il Frankenstein che hanno contribuito a costruire;

Quello che succederà nel 2014-2020 in questi paesi dell’est Europa è già accaduto in Italia negli anni ’90, in decine di facoltà universitarie, enti di ricerca, etc, e meglio di come lo ha descritto Alain Parguez, da anni e anni, non sarebbe stato possibile descriverlo:

La vittoria definitiva dell’unione monetaria non sarebbe stata possibile senza l’enorme quantità di capitali spesi per convincere una pubblica opinione contro la quale era stata appositamente costruita”

 


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