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INIZIO FILM ANTICIPATO alle 20.30
domani venerdì 26 maggio Warren Mosler alla proiezione di PIIGS
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ANTICIPATO ORARIO INIZIO FILM alle 20.30. ... Leggi tuttoSee Less

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Posts tagged "padoan"

Eurozona: devono avere il terrore della bancarotta.

Il senso dell’osservazione di Yanis Varoufakis è sostanzialmente corretto. Incompleto, forse, ma corretto. L’attuale architettura istituzionale dell’Eurozona è progettata in modo tale che tutti gli Stati siano sottoposti alla c.d. “disciplina dei mercati” e debbano pertanto temere la bancarotta. In assenza della garanzia esplicita e formalizzata sui bond posta dal monopolista dell’euro (valuta in cui i bond sono denominati), vale quanto scritto da Alain Parguez, e sottolineato più volte dalla MMT. A seguire una slide tratta da un intervento di Warren Mosler nel 2014, presso l’Università di Bergamo.

Padoan, con la smentita successiva, cerca di nascondere un elefante sotto un tovagliolo di carta.

DISCIPLINA

 

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Draghi e Padoan: task force di geni contro la deflazione


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Le parole non bastano più per difendere il regime.

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Prima o poi la crescente povertà richiederà una dittatura totale con altre armi diverse dalla predica dei guardiani dell’Euro” [Alain Parguez]

E stiamo arrivando al “poi”.

Per ammaestrare chi non scende in piazza, per chi ha una qualche forma di reddito che ne garantisca la sopravvivenza è sufficiente il bispensiero orwelliano diffuso attraverso i media. Renzi e Padoan incattiviscono l’austerity: riducono il deficit al 2.6% obbedendo all’ordine criminale dell’Europa, cioè aumenteranno la crisi e la disoccupazione

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e Padoan contestualmente rilascia comunicati in cui dichiara che l’Europa è sulla strada della crescita.

Una politica economica distruttiva e devasatante, portata avanti da un partito sostenuto da milioni di persone, così:

credere fermamente di dire verità sa­crosante mentre si pronunciavano le menzogne più artefatte; ritenere contemporaneamente valide due opinioni che si an­nullavano a vicenda; sapendole contraddittorie fra di loro e tut­tavia credendo in entrambe, fare uso della logica contro la logi­ca; rinnegare la morale proprio nell’atto di rivendicarla; credere che la democrazia sia impossibile e nello stesso tempo vedere nel Partito l’unico suo garante; dimenticare tutto ciò che era necessario dimenticare ma, all’occorrenza, essere pronti a richiamarlo alla memoria, per poi eventualmente dimenticarlo di nuovo.  [G. Orwell]

Dove il bispensiero non arriva, arrivano i manganelli. Il Governo di Renzi manda la celere addosso agli operai delle acciaierie di Terni:

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E sta arrivando il momento in cui le parole non bastano più per imporre la crescente povertà, e l’austerità.


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Assessore Maninchedda, la follia dell'austerity non è una legge di natura

La giunta che governa la Sardegna è presieduta da un economista di trasparente storia professionale pro-austerity , Francesco Pigliaru. Collocato nello scenario culturale mainstream   “di sinistra” ha ricevuto in campagna elettorale enfatiche adesioni diventate sorprendenti dietro-front dopo pochi mesi.

Della maggioranza che lo sostiene fanno parte, anche in Giunta, partiti indipendentisti/sovranisti che vedono la Sardegna come un futuro stato indipendente. Nella loro visione purtroppo trascurano o ignorano le dinamiche macroeconomiche moderne, avallando  misure deflazionistiche procicliche in cui ripongono un’immotivata fiducia per un rilancio dell’economia regionale.

Ho sollevato alcune delle osservazioni che seguiranno sul blog di Paolo Maninchedda, attuale Assessore ai Lavori Pubblici, come commento a un suo post recente; a distanza di giorni ancora non sono state pubblicate, per cui le svilupperò qui con maggior spazio. Le mie osservazioni al testo (riportato in corsivo) sono in grassetto.

Ieri in Giunta sono state approvate tre delibere dei Lavori pubblici. Con la prima si è stanziato 1, 2 mln di euro per aiutare i morosi incolpevoli, cioè coloro che non hanno potuto pagare l’affitto perché licenziati o giù di lì.

Sfortunatamente non esiste il concetto di “colpevolezza” individuale del moroso in un rapporto contrattuale di locazione. Ma nel caso dei licenziamenti causati dalla scarsità di domanda aggregata, esiste la colpa (inconsapevole?) di chi promuove misure di politica economica che riducono la domanda aggregata stessa, aumentando i licenziamenti e la disoccupazione.

Con la seconda si è finalmente approvato l’Accordo di Programma di Sant’Elia. Adesso il Comune di Cagliari e Area possono firmarlo e realizzarlo. Con la terza si sono stanziati altri 3 milioni di euro sul bilancio pluriennale (annualità 2016) per il dissesto idrogeologico di Olbia. A questo punto il capoluogo gallurese avrà dalla Regione poco più di 7 milioni di euro. Io sto lavorando a dar loro l’anticipo del 10% prima che ricorra l’anniversario dell’alluvione, in modo che con 700.000 euro possano fare qualche intervento urgente.

I danni alluvione 2013 stimati ad Olbia sono stati 10 milioni di euro. I danni all’intera area nord Sardegna (pubblici+privati) sono stati stimati in 650 milioni di euro. L’insufficienza della spesa programmata per ripristinare lo stato precedente l’evento alluvionale è clamorosa.

Qualche giorno fa, abbiamo risolto il blocco che impediva la ripartenza dei lavori per la casa di accoglienza per i familiari dei detenuti del carcere di Tempio.
Oggi leggiamo i giornali e capiamo che domani verremo sputati in faccia per strada, perché chi è in difficoltà oggi legge che la Regione disporrebbe di 32 miliardi e rotti per lo sviluppo, mentre quelle sono le Entrate di un quinquennio della Regione, non gli investimenti. Per cui, a me diranno che non so fare arrivare a chi ha veramente bisogno questo presunto mare di denaro, mentre io per trovare soldi per i giovani e le imprese non ho di fronte una montagna di denaro, ma una catena di montagne di problemi, di scelte durissime, di sacrifici da fare. Dovrò collaborare con i miei colleghi a tagliare brutalmente la spesa corrente, a rompere le pessime abitudini amministrative che generano montagne di residui e neanche una vera trasformazione, a motivare i funzionari e dirigenti regionali a fare sforzi ulteriori per migliorare la qualità dell’azione di governo; dovrò battagliare brutalmente per ridurre la spesa sanitaria; dovrò battagliare brutalmente per tenere gli ultracinquantenni licenziati ancora impegnati nei processi di utilizzazione negli enti locali che sono orgoglioso di aver concorso (con alcuni sindacalisti) ad aver realizzato;

I sacrifici peggioreranno drammaticamente la situazione esistente, che soffre di una domanda aggregata già evidentemente insufficiente a raggiungere la piena occupazione. I tagli brutali alla spesa del Settore pubblico ridurranno brutalmente il reddito disponibile per il Settore privato, perché la spesa di ogni soggetto è il reddito di un altro. La risultante riduzione del reddito porterà ad ulteriori riduzioni di spesa. Di conseguenza la disoccupazione aumenterà sensibilmente, forse appena mitigata dall’emigrazione verso altre regioni o Stati (già oggi incoraggiata anche dalle stesse amministrazioni). Per cui tutte le misure sacrificali adottate in risposta alla crisi, peggioreranno la stessa crisi.

dovrò brutalmente lottare per creare cantieri comunali o verdi (meglio verdi) per mettere a posto la sentieristica della Sardegna senza la quale non c’è turismo di qualità, non c’è presidio del territorio, non c’è pulizia e bellezza.

In assenza di capacità di spesa del Settore Pubblico e delle sue entità amministrative (la Regione) vengono meno le risorse finanziare per le infrastrutture. Non ci sarà turismo di qualità, non ci sarà presidio del territorio, non ci sarà pulizia e bellezza, ma aumenterà il degrado di tutto ciò che è pubblico e non producente profitto di breve periodo e privatizzabile

E  per fare le infrastrutture, dovrò impegnarmi a contrarre un mutuo (perché le infrastrutture si fanno con i mutui, ovviamente).

Non è affatto ovvio che le infrastrutture pubbliche si finanzino con i mutui. È anzi una follia recente, che sfortunatamente viene qui presentata come “ovvia”. L’intero territorio nazionale italiano, e quello sardo, sono stati infrastrutturati con la spesa in deficit del Settore pubblico, quando lo stesso settore era l’emettitore monopolista della valuta, con il doppio risultato di incrementare lo stock di beni reali disponibili per la collettività, e incrementare lo stock di risparmio finanziario disponibile per il settore privato (destinatario in varie forme della spesa del Settore pubblico).

Ieri le Lucidosottile, compagnia teatrale di rango internazionale, ha fatto una cosa egregia. Ha usato il proprio mestiere per protestare, versando simbolicamente e praticamente il proprio sangue in calici dedicati alla Giunta. Io sto con loro. Ho già mandato all’Assessore Firinu le carte che dimostrano che hanno ragione da vendere. Il problema culturale che questo caso illumina, è che il sistema politico sardo pensa ancora che i contributi nel settore dello spettacolo non riguardino l’economia, il lavoro e l’educazione, ma l’assistenza. Lo spettacolo, in tutto il mondo, è lavoro, economia, sviluppo.

Seguendo l’irreale logica mainstream del settore pubblico “buon padre di famiglia che non spende più di quanto incassa” combinata con l’affermazione per cui lo spettacolo, in tutto il mondo, è lavoro, economia, sviluppo, non dovrebbero esistere neanche contributi pubblici allo spettacolo. Se l’attività privata è profittevole si autofinanzia con il profitto ricavato sul mercato, no?

Ma non tutte le forme di spettacolo in tutto il mondo sono macchine commerciali come Hollywood, e possono esistere anche attività che il Settore pubblico decide di finanziare perché, pur incapaci di generare profitti, hanno valenza culturale e valore per la collettività. Come in questo caso. Questa è una scelta legittima e di civiltà, che non ha a che vedere né con dei parametri di profitto economico né con parametri assistenziali. Volerla collocare in uno di questi poli è una forzatura.

Poi è chiaro che se si ritiene che chiunque sappia fare spettacolo solo perché presenta una domanda alla Regione per fare uno spettacolo, allora si sbaglia. È possibile parametrare e perimetrare le professionalità e premiarle.

Sarebbero premiate da una valutazione derivante da un procedimento politico, non commercialmente. A meno che il procedimento politico non intenda premiare chi ha già avuto successo sul mercato, ma quale sarebbe la logica del sostenere chi non ha bisogno di sostegno?

C’è poi una regola aurea: i debiti si pagano. Non è possibile pagare meno di quanto ci si è impegnati a pagare. La Regione è in difficoltà con i saldi. Faccia di conto, trovi modalità di liquidazione coinvolgendo le banche e utilizzando i protocolli esistenti con le banche per il saldo del debito commerciale.

Dal punto di vista macroeconomico questo non fa altro che far slittare il problema; “coinvolgendo le banche” la Regione dovrebbe saldare il debito esistente verso il settore privato contraendone uno nuovo verso il settore privato, che dovrebbe poi essere successivamente saldato riducendo (con prelievo fiscale) gli attivi finanziari del settore privato. 

Ma i debiti si pagano.

Prima di essere  trasformato da emettitore in utilizzatore della valuta il Settore pubblico ha sempre “pagato i debiti” senza affanni, come sopra discusso, essendo il deficit la registrazione di un passivo del settore pubblico a fronte del corrispettivo di un attivo finanziario netto nel settore privato. L’azzeramento del deficit ha come corrispettivo l’azzeramento dell’attivo finanziario netto nel settore privato. La riduzione del debito pubblico è la corrispettiva riduzione del risparmio privato. Prendere atto di questa gigantesca realtà eviterebbe di alimentare l’illusione che si possa risolvere un macroscopico problema di carenza di domanda aggregata e deficit insufficienti con delle buone pratiche di amministrazione che mirano a ridurre deficit già oggi insufficienti.

Poi c’è un problema più ampio: non ha più senso un Assessorato della Pubblica Istruzione, dello Sport, della Cultura e dei Beni culturali. È un mostro di competenze con un bilancio ridicolo. Un collo di bottiglia che va riformato.

Si tratta di valutazioni amministrative. E qualsiasi riforma, con ogni probabilità avrà a che fare con un bilancio ancora più ridicolo negli anni a venire. In un sistema sano l’amministrazione locale (Regione) che da utilizzatore della valuta opera con il vincolo del pareggio di bilancio o patto di stabilità dovrebbe essere supportato dalla spesa in deficit da parte dello Stato monopolista della valuta, finalizzata all’infrastrutturazione pubblica ed a colmare il deficit di domanda aggregata da cui deriva la disoccupazione. Tutto questo è oggi attualmente proibito dalla struttura fiscale e monetaria dell’Unione Europea, rendendo impossibile il funzionamento dell’economia per il benessere collettivo. 

E sì, il problema è molto più ampio: è l’inevitabile impoverimento collettivo nel contesto normativo e monetario dell’Eurozona. Sarebbe utile realizzare che è irrisolvibile all’interno dei parametri esistenti (a prescindere dalle buone intenzioni dei soggetti coinvolti) ed esserne consapevoli di fronte a Matteo Renzi, che era stato a Cagliari  per festeggiare la chiusura della campagna elettorale di Francesco Pigliaru . Qualche mese prima che decidesse di tagliare i trasferimenti alle Regioni, cosa che ha fatto giusto il 15 Ottobre.

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Renzi e Pigliaru


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La trappola di Padoan spiegata in 8 parole (da lui)

Così, come previsto il deficit in Legge di Stabilità non sforerà il 3%, quindi abbondantemente sotto i valori necessari che sarebbero nella misura dell’ 8-9%. Ma la citazione più significativa è quella di Padoan, 8 parole in neolingua:

non so se le Regioni aumenteranno le tasse

tradotto:

=le Regioni aumenteranno sicuramente le tasse

Il Governo riduce i trasferimenti agli Enti locali, 6 mld circa di tagli. Per cui alle Regioni/Comuni/Province arriveranno meno soldi, ed ovviamente aumenteranno le tasse (o ridurranno le spese), con il risultato finale in linea con quanto già stimato nel DEF .

 


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