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La "locomotiva Germania" è una fesseria, e Padoan lo sapeva già trent'anni fa.

Sono state scritte fiumi di parole deliranti sulla “locomotiva tedesca” che avrebbe dovuto trainare l’Europa verso le magnifiche sorti e progressive. Erano evidentemente fondate su luoghi comuni e ignoranza.

Nel 2012, Giulio Sapelli in audizione presso la Commissione Bilancio della Camera, diceva:

dove sta scritto che bisogna avere monete forti? Possono farlo i sistemi sociali che per loro natura esportano quantità ingenti di produzione. Loro ricorderanno molto bene che, quando c’erano ancora le monete nazionali, il marco era la più forte moneta del mondo, ma nonostante questo la Germania esportava il 39 per cento del PIL, più o meno come oggi, perché fa beni che non si vendono, ma si acquistano: dalla grande turbina che fa andare avanti il razzo alla lavatrice di mia moglie, che giustamente vuole una lavatrice tedesca. Questo vuol dire milioni di vendite!

“Fa beni che si acquistano“. La Germania esporta in Europa, e se in Europa l’economia va male diminuiscono gli acquirenti. Semplice. Per cui, cosa succede oggi? L’indice factory orders  (Agosto su mese precedente) per la Germania registra i valori minimi dal 2009, -5.7%. Voilà:

markit ger

germany-factory-orders

 

E c’è un altro dettaglio. Già Augusto Graziani una ventina d’anni fa aveva evidenziato che la mitologia”della locomotiva” fosse priva di senso, e fosse un’idea fallimentare. E vedete chi citava, come studio di riferimento in cui si dimostrava il fallimento dell’economia della locomotiva:

locm

Padoan. Padoan sapeva già da quasi TRENT’ANNI   che “la locomotiva d’Europa” è una barzelletta. Come è chiaro oggi. “Loro” sanno che non funzionerà, lo sapevano dall’inizio.

 


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Anche la Germania fa i tagli

C’è un “alert” di Martin Armostrong, segnala che “I municipi tedeschi sono nei guai”, in pratica molti sarebbero sull’orlo della bancarotta: a causa dei tagli di trasferimenti interni hanno bisogno di circa 100 miliardi di € per la manutenzione alle infrastrutture, che si stanno deteriorando , e i Comuni più deboli finanziariamente è previsto che si indeboliranno ancora di più nei prossimi anni.

Così vedo tre fasi, in Germania:

Fase 1, 2001-2007. La Germania fa ampia spesa pubblica, con ampi deficit, spende per le infrastrutture, strade, scuole, etc.

germany-government-budget

Fase 2, 2007-2013: la Germania impone l’austerity a tutta l’Eurozona. Lei ha già speso, per alcuni anni non ha problemi.

Fase 3, oggi: Le infrastrutture che la Germania ha costruito nella Fase 1 non sono eterne, per cui ora che son trascorsi tra i 10 e i 15 anni hanno necessità di interventi di manutenzione, rinnovo, ampliamento, etc. E quindi di spesa pubblica, che però la Germania non farà, perchè in ogni caso anche il suo debito/PIL ha un bel trend di crescita, e non può andare oltre.

germany-government-debt-to-gdp

Quindi se quello che dice Armstrong è vero, nel giro di qualche anno la situazione dei Comuni tedeschi può solo peggiorare con l’invecchiamento delle infrastrutture.


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Quelli che "ci vuole più Europa"

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Il 6 Dicembre c’è stato in Germania questo intervento di Benoit Coeurè, del board della BCE, che spiega per filo e per segno che cos’è il progetto Europeo, che cosa vuole la BCE, che cosa succederà in Europa.

Non si trova nei giornali perchè oggi ci sono le primarie del PD, adesso in tv c’è Renzi che dice che tocca a lui cambiare l’Europa.

Dovrebbe essere incredibile il fatto che uno del Board BCE rilasci documenti come questo in cui da disposizioni politiche a Stati sovrani. Nei secoli passati, quando ancora esisteva un residuo di civiltà, i banchieri centrali che cercavano di strafare alla lunga venivano almeno incarcerati o esiliati, oggi non più, e possono quindi emanare questi che sono come editti di occupazione.

Quindi il primo punto è che le istituzioni e gli organi dell’UE nonché i governi degli Stati membri sono tenuti a non cercare di influenzare i membri degli organi decisionali della BCE (articolo 130 del Trattato), mentre la BCE può dare ordini ai governi degli Stati, come aveva fatto qui, qui, qui qui.

Coeure dice che nell’area euro la stabilità dei prezzi ha funzionato, e adesso bisogna completare la visione originale di Europa. Diche che “ha bloccato le svalutazioni competitive” (ma non spiega che le ha bloccate di tutti tranne che della Germania, che dovrebbe avere una valuta forte il doppio, se fosse da sola).

Secondo Coeurè la BCE ha raggiunto l’obiettivo di mantenere l’inflazione sotto il 2% con la propria “politica monetaria”, ma  in realtà l’intervento della BCE sull’Europa è passato attraverso l’imposizione delle politiche di austerity, deflazionistiche, tanto che oggi l’eurozona è entrata statisticamente in deflazione, mentre Draghi appena dieci giorni prima negava il rischio.

Ma il punto centrale di tutto l’intervento di Coeure è qui:

financial stability DOES NOT REQUIR A QUANTUM LEAP IN INTEGRATION”, e  “I do not see a strong case today for further fiscal centralisation (…) there are 3 reasons for this:

1) Fiscal discipline starts at home

2) Economic adjustment can annd should take place via flexible markets

3) Fiscal centralisation can be discussed only when euro area countries, large and small, have put their houses in order fiscally, financially and economically. The countries under full EU-IMF programmes have seen their unit labour costs fall by more than 15 percentage points since 2009 relative to the euro area average. Exports in Portugal and Spain are up by more than 20% since the start of the crisis.(…) Germany also has challenges to confront to maintain its economic performance.

Quindi la BCE NON RITIENE CHE CI DEBBA ESSERE UN’ INTEGRAZIONE MAGGIORE E UNA CENTRALIZZAZIONE FISCALE IN EUROPA,  esattamente quanto esposto da Alain Parguez: l’Unione Europea non è MAI stata progettata per essere una vera unione. Non è prevista nessuna maggiore integrazione, nessuna armonizzazione, nessuna forma di trasferimenti fiscali verso le aree che stanno permettendo il costante surplus commerciale della Germania. Questo non è “un errore di percorso”, ma è il completamento della reale visione originale di Europa. Gli Stati continueranno a subire i vincoli propri degli utilizzatori della valuta senza nessun intervento di riequilibrio che normalmente avviene da parte del governo federale nei confronti delle amministrazioni locali in unioni monetarie ampie.

Inoltre:

3) L’aggiustamento si fa rendendo i mercati flessibili. Gli stati devono fare i compiti a casa, come Portogallo e Spagna che hanno tagliato del 15% il costo del lavoro dal 2009. Coeurè non dice però che il numero dei disoccupati in Portogallo dal 2009 è raddoppiato, e in Spagna è aumentato del 50%

E infine anche la Germania deve tagliare ulteriormente le retribuzioni, anche se lo ha già fatto prima degli altri paesi.

Questo è il pilota automatico per i governi europei , che devono “fare la loro parte”, come scrive Coeurè:

1) NESSUNA INTEGRAZIONE

2) TAGLI ALLE RETRIBUZIONI PER TUTTI, GERMANIA COMPRESA

3) I GOVERNI DEVONO FARE LE RIFORME

Il resto sono chiacchiere da bar e bandierine colorate, a iniziare dalle primarie.


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