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INIZIO FILM ANTICIPATO alle 20.30
domani venerdì 26 maggio Warren Mosler alla proiezione di PIIGS
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Posts tagged "debito-pubblico"

Il debito pubblico deve esistere, altrimenti Katainen avrebbe ragione.

proseguendo da Monetazione, alcune riflessioni avviate con Giovanni Zibordi.

Stiamo qui parlando ancora, come già scritto sopra, dei titoli di stato, che costituiscono una parte di ciò che è classificabile come “passività del settore pubblico”. Su questo va tenuto presente che in termini finanziari il pagamento di interessi a cui ci si riferisce è stato, appunto, reddito da interesse pagato dal settore pubblico al settore privato (interno o estero), che ne ha goduto.

Ma detto questo (che è, ancora, un’evidenza contabile) sappiamo (e come scritto sopra è una scelta politica) che modalità diverse di incremento di spesa e debito hanno nell’economia destinatari diversi che fanno parte di classi sociali diverse. Nello specifico, ovviamente se c’è alta incidenza del pagamento di interessi su titoli pubblici (tra l’altro nel caso dell’Italia a seguito anche di deliberate scelte di politica monetaria), a goderne sono i percettori di interessi; ed a godere dell’incremento di quotazione sono i trader di bond. Ci sono forme di incremento del debito pubblico più utili per la collettività, credo. Per arrivare all’ €zona e nello specifico all’Italia, va sottolineato che avendo la distruzione dell’economia reale incrementato il rischio di insolvenza dei paesi (utilizzatori e non più emettitori) che emettevano titoli di stato in €, ne ha incrementato il rendimento, il valore speculativo sul mercato (lo ha spiegato molto bene Alain Parguez, si trova in “Dallo Stato sociale allo Stato predatore” edito Andromeda). Cioè la distruzione dell’economia reale è stata conveniente per la rendita finanziaria (che non ha neanche subito alcun haircut/default nel caso dei titoli italiani)

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Quindi, per rimarcare ancora: la proposta di Warren Mosler che condividiamo come ReteMMT è che sia assolutamente preferibile evitare l’emissione di titoli di stato (non necessaria in un sistema monetario fiat) Adottare una politica di tassi zero, e utilizzare i deficit fiscali necessari al raggiungimento della piena occupazione e massimo benessere collettivo. Questo è il debito pubblico che per noi è “funzionale”.

Per cui, come scritto sopra: sì, il debito pubblico deve esistere. Perché solo il passivo del monopolista (pubblico) della valuta permette il risparmio finanziario del settore privato. Ma questo, in aggiunta, è già insito nella frase “creare moneta per ridurre le tasse”. Le tasse assommano un “attivo” per il settore pubblico, per cui è evidente che per ridurre ciò che è “attivo” dobbiamo contrapporgli un “passivo”. E perchè possano essere incassati dallo Stato tutti gli “attivi” (le tasse) devono esserci in circolazione abbastanza “passivi” disponibili utilizzabili a tal fine. Le tasse parallelamente riducono l’accumulo di passivo pubblico e di attivo privato.

“Creare moneta per ridurre le tasse” si può tradurre in “creare passività del settore pubblico per ridurre le attività del settore pubblico”. È talmente lineare da essere banale.

Il punto che NON è banale, ripeto, è che questo è un blocco culturale e psicologico, fondato sulle reminiscenze di sistemi monetari che non esistono più e alimentato da propaganda martellante decennale del debito come “colpa”. Il blocco è, appunto, il rifiuto di ammettere che il debito pubblico deve esistere, e permette l’attivo finanziario netto del settore privato. Nonostante l’evidenza algebrica sia di fronte agli occhi.

Rifiutare di ammettere questa evidenza legittima l’ideologia dell’austerity dell’Eurozona. Se fosse vero che il debito pubblico non deve esistere, significherebbe che i trattati europei e Katainen hanno ragione, dopo tutto, ma (almeno noi) sappiamo che non è vero.


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La Ragioneria di Stato conferma: la MMT ha ragione, Renzi scrive idiozie.

mr

Tra i cardini della visione mainstream : “abbiamo tutti un pezzo di debito pubblico da ripagare” o, particolarmente idiota: ” la credibilità richiede un impegno continuo per la riduzione del debito pubblico, che è il peso maggiore che le nuove generazioni devono sopportare, pagando un caro prezzo per gli errori del passato”

Contro questi deliri distruttivi, una semplice realtà contabile, centrale nella MMT:

il passivo del settore pubblico (il debito pubblico) è il corrispettivo dell’attivo del settore privato. Per cui ridurre il debito pubblico significa ridurre lo stock di attivi del settore privato. Impoverire i privati.

E fortunatamente la Ragioneria di Stato dà ragione alla MMT:

ragioneria-stato-_-conti-pubblici-e-settore-privato

 

*PA, Pubblica Amministrazione; *CN, Contabilità Nazionale

da “Ragioneria Generale dello Stato – i principali saldi di finanza pubblica

 


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Assessore Maninchedda, la follia dell'austerity non è una legge di natura

La giunta che governa la Sardegna è presieduta da un economista di trasparente storia professionale pro-austerity , Francesco Pigliaru. Collocato nello scenario culturale mainstream   “di sinistra” ha ricevuto in campagna elettorale enfatiche adesioni diventate sorprendenti dietro-front dopo pochi mesi.

Della maggioranza che lo sostiene fanno parte, anche in Giunta, partiti indipendentisti/sovranisti che vedono la Sardegna come un futuro stato indipendente. Nella loro visione purtroppo trascurano o ignorano le dinamiche macroeconomiche moderne, avallando  misure deflazionistiche procicliche in cui ripongono un’immotivata fiducia per un rilancio dell’economia regionale.

Ho sollevato alcune delle osservazioni che seguiranno sul blog di Paolo Maninchedda, attuale Assessore ai Lavori Pubblici, come commento a un suo post recente; a distanza di giorni ancora non sono state pubblicate, per cui le svilupperò qui con maggior spazio. Le mie osservazioni al testo (riportato in corsivo) sono in grassetto.

Ieri in Giunta sono state approvate tre delibere dei Lavori pubblici. Con la prima si è stanziato 1, 2 mln di euro per aiutare i morosi incolpevoli, cioè coloro che non hanno potuto pagare l’affitto perché licenziati o giù di lì.

Sfortunatamente non esiste il concetto di “colpevolezza” individuale del moroso in un rapporto contrattuale di locazione. Ma nel caso dei licenziamenti causati dalla scarsità di domanda aggregata, esiste la colpa (inconsapevole?) di chi promuove misure di politica economica che riducono la domanda aggregata stessa, aumentando i licenziamenti e la disoccupazione.

Con la seconda si è finalmente approvato l’Accordo di Programma di Sant’Elia. Adesso il Comune di Cagliari e Area possono firmarlo e realizzarlo. Con la terza si sono stanziati altri 3 milioni di euro sul bilancio pluriennale (annualità 2016) per il dissesto idrogeologico di Olbia. A questo punto il capoluogo gallurese avrà dalla Regione poco più di 7 milioni di euro. Io sto lavorando a dar loro l’anticipo del 10% prima che ricorra l’anniversario dell’alluvione, in modo che con 700.000 euro possano fare qualche intervento urgente.

I danni alluvione 2013 stimati ad Olbia sono stati 10 milioni di euro. I danni all’intera area nord Sardegna (pubblici+privati) sono stati stimati in 650 milioni di euro. L’insufficienza della spesa programmata per ripristinare lo stato precedente l’evento alluvionale è clamorosa.

Qualche giorno fa, abbiamo risolto il blocco che impediva la ripartenza dei lavori per la casa di accoglienza per i familiari dei detenuti del carcere di Tempio.
Oggi leggiamo i giornali e capiamo che domani verremo sputati in faccia per strada, perché chi è in difficoltà oggi legge che la Regione disporrebbe di 32 miliardi e rotti per lo sviluppo, mentre quelle sono le Entrate di un quinquennio della Regione, non gli investimenti. Per cui, a me diranno che non so fare arrivare a chi ha veramente bisogno questo presunto mare di denaro, mentre io per trovare soldi per i giovani e le imprese non ho di fronte una montagna di denaro, ma una catena di montagne di problemi, di scelte durissime, di sacrifici da fare. Dovrò collaborare con i miei colleghi a tagliare brutalmente la spesa corrente, a rompere le pessime abitudini amministrative che generano montagne di residui e neanche una vera trasformazione, a motivare i funzionari e dirigenti regionali a fare sforzi ulteriori per migliorare la qualità dell’azione di governo; dovrò battagliare brutalmente per ridurre la spesa sanitaria; dovrò battagliare brutalmente per tenere gli ultracinquantenni licenziati ancora impegnati nei processi di utilizzazione negli enti locali che sono orgoglioso di aver concorso (con alcuni sindacalisti) ad aver realizzato;

I sacrifici peggioreranno drammaticamente la situazione esistente, che soffre di una domanda aggregata già evidentemente insufficiente a raggiungere la piena occupazione. I tagli brutali alla spesa del Settore pubblico ridurranno brutalmente il reddito disponibile per il Settore privato, perché la spesa di ogni soggetto è il reddito di un altro. La risultante riduzione del reddito porterà ad ulteriori riduzioni di spesa. Di conseguenza la disoccupazione aumenterà sensibilmente, forse appena mitigata dall’emigrazione verso altre regioni o Stati (già oggi incoraggiata anche dalle stesse amministrazioni). Per cui tutte le misure sacrificali adottate in risposta alla crisi, peggioreranno la stessa crisi.

dovrò brutalmente lottare per creare cantieri comunali o verdi (meglio verdi) per mettere a posto la sentieristica della Sardegna senza la quale non c’è turismo di qualità, non c’è presidio del territorio, non c’è pulizia e bellezza.

In assenza di capacità di spesa del Settore Pubblico e delle sue entità amministrative (la Regione) vengono meno le risorse finanziare per le infrastrutture. Non ci sarà turismo di qualità, non ci sarà presidio del territorio, non ci sarà pulizia e bellezza, ma aumenterà il degrado di tutto ciò che è pubblico e non producente profitto di breve periodo e privatizzabile

E  per fare le infrastrutture, dovrò impegnarmi a contrarre un mutuo (perché le infrastrutture si fanno con i mutui, ovviamente).

Non è affatto ovvio che le infrastrutture pubbliche si finanzino con i mutui. È anzi una follia recente, che sfortunatamente viene qui presentata come “ovvia”. L’intero territorio nazionale italiano, e quello sardo, sono stati infrastrutturati con la spesa in deficit del Settore pubblico, quando lo stesso settore era l’emettitore monopolista della valuta, con il doppio risultato di incrementare lo stock di beni reali disponibili per la collettività, e incrementare lo stock di risparmio finanziario disponibile per il settore privato (destinatario in varie forme della spesa del Settore pubblico).

Ieri le Lucidosottile, compagnia teatrale di rango internazionale, ha fatto una cosa egregia. Ha usato il proprio mestiere per protestare, versando simbolicamente e praticamente il proprio sangue in calici dedicati alla Giunta. Io sto con loro. Ho già mandato all’Assessore Firinu le carte che dimostrano che hanno ragione da vendere. Il problema culturale che questo caso illumina, è che il sistema politico sardo pensa ancora che i contributi nel settore dello spettacolo non riguardino l’economia, il lavoro e l’educazione, ma l’assistenza. Lo spettacolo, in tutto il mondo, è lavoro, economia, sviluppo.

Seguendo l’irreale logica mainstream del settore pubblico “buon padre di famiglia che non spende più di quanto incassa” combinata con l’affermazione per cui lo spettacolo, in tutto il mondo, è lavoro, economia, sviluppo, non dovrebbero esistere neanche contributi pubblici allo spettacolo. Se l’attività privata è profittevole si autofinanzia con il profitto ricavato sul mercato, no?

Ma non tutte le forme di spettacolo in tutto il mondo sono macchine commerciali come Hollywood, e possono esistere anche attività che il Settore pubblico decide di finanziare perché, pur incapaci di generare profitti, hanno valenza culturale e valore per la collettività. Come in questo caso. Questa è una scelta legittima e di civiltà, che non ha a che vedere né con dei parametri di profitto economico né con parametri assistenziali. Volerla collocare in uno di questi poli è una forzatura.

Poi è chiaro che se si ritiene che chiunque sappia fare spettacolo solo perché presenta una domanda alla Regione per fare uno spettacolo, allora si sbaglia. È possibile parametrare e perimetrare le professionalità e premiarle.

Sarebbero premiate da una valutazione derivante da un procedimento politico, non commercialmente. A meno che il procedimento politico non intenda premiare chi ha già avuto successo sul mercato, ma quale sarebbe la logica del sostenere chi non ha bisogno di sostegno?

C’è poi una regola aurea: i debiti si pagano. Non è possibile pagare meno di quanto ci si è impegnati a pagare. La Regione è in difficoltà con i saldi. Faccia di conto, trovi modalità di liquidazione coinvolgendo le banche e utilizzando i protocolli esistenti con le banche per il saldo del debito commerciale.

Dal punto di vista macroeconomico questo non fa altro che far slittare il problema; “coinvolgendo le banche” la Regione dovrebbe saldare il debito esistente verso il settore privato contraendone uno nuovo verso il settore privato, che dovrebbe poi essere successivamente saldato riducendo (con prelievo fiscale) gli attivi finanziari del settore privato. 

Ma i debiti si pagano.

Prima di essere  trasformato da emettitore in utilizzatore della valuta il Settore pubblico ha sempre “pagato i debiti” senza affanni, come sopra discusso, essendo il deficit la registrazione di un passivo del settore pubblico a fronte del corrispettivo di un attivo finanziario netto nel settore privato. L’azzeramento del deficit ha come corrispettivo l’azzeramento dell’attivo finanziario netto nel settore privato. La riduzione del debito pubblico è la corrispettiva riduzione del risparmio privato. Prendere atto di questa gigantesca realtà eviterebbe di alimentare l’illusione che si possa risolvere un macroscopico problema di carenza di domanda aggregata e deficit insufficienti con delle buone pratiche di amministrazione che mirano a ridurre deficit già oggi insufficienti.

Poi c’è un problema più ampio: non ha più senso un Assessorato della Pubblica Istruzione, dello Sport, della Cultura e dei Beni culturali. È un mostro di competenze con un bilancio ridicolo. Un collo di bottiglia che va riformato.

Si tratta di valutazioni amministrative. E qualsiasi riforma, con ogni probabilità avrà a che fare con un bilancio ancora più ridicolo negli anni a venire. In un sistema sano l’amministrazione locale (Regione) che da utilizzatore della valuta opera con il vincolo del pareggio di bilancio o patto di stabilità dovrebbe essere supportato dalla spesa in deficit da parte dello Stato monopolista della valuta, finalizzata all’infrastrutturazione pubblica ed a colmare il deficit di domanda aggregata da cui deriva la disoccupazione. Tutto questo è oggi attualmente proibito dalla struttura fiscale e monetaria dell’Unione Europea, rendendo impossibile il funzionamento dell’economia per il benessere collettivo. 

E sì, il problema è molto più ampio: è l’inevitabile impoverimento collettivo nel contesto normativo e monetario dell’Eurozona. Sarebbe utile realizzare che è irrisolvibile all’interno dei parametri esistenti (a prescindere dalle buone intenzioni dei soggetti coinvolti) ed esserne consapevoli di fronte a Matteo Renzi, che era stato a Cagliari  per festeggiare la chiusura della campagna elettorale di Francesco Pigliaru . Qualche mese prima che decidesse di tagliare i trasferimenti alle Regioni, cosa che ha fatto giusto il 15 Ottobre.

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Renzi e Pigliaru


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Paolo Savona ha torto, ma ha ragione

Propone di uscire dall’euro e abbattere il debito pubblico.

Ma per lo Stato che ridiventa monopolista della propria valuta non è necessaria nessuna liquidazione degli immobili pubblici, nessuna riduzione del debito pubblico, nessun incremento delle tasse!!!

E il seguito su: ReteMMT

 

 

 


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Il progetto: debiti dei privati al posto della spesa dello Stato

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Il progetto di Davide Serra per “salvare l’Italia” è sostituire la spesa dello Stato con i debiti dei privati.

Notare che lo stanno già applicando in Sardegna: dopo l’alluvione di Olbia lo Stato non spende per gli interventi, mentre le banche preparano linee di credito per gli alluvionati.

Tutto l’articolo è qui:

http://www.retemmt.it/component/k2/item/160-l-idea-di-serra-per-salvare-l-italia-indebitarvi


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