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domani venerdì 26 maggio Warren Mosler alla proiezione di PIIGS
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Posts tagged "confcommercio"

Distruggono i clienti, ma raccontano il contrario

Incontro Confcommercio oggi, (ht #evoluzioni), con affermazioni incredibili. Ad esempio questa:

Tinagli

 

La legge di Stabilità riduce i deficit, come più volte scritto e evidenziato, e il risultato sarà meno domanda aggregata, più disoccupati, ancor meno clienti per gli associati Confcommercio. Stanno distruggendo i clienti, ma raccontano il contrario.

Per cui ogni proclama che parla di “crescita” abbinata alla legge di stabilità è una recita, una finzione.


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TFR in busta: tutto si trasforma, niente si crea. E qualcosa si perde.

Sabato 4 è stata pubblicata su Libero un’ottima intervista a Renato Borghi, vicepresidente di Confcommercio e presidente di Federazione Moda Italia, sull’ipotesi “TFR in busta paga” che propone Renzi in questi giorni.

Borghi ha chiaro il meccanismo della domanda aggregata, sia per le evidenti disastrose evidenze empiriche, ma soprattutto per quanto riguarda i passaggi logici sottostanti l’ipotesi “TFR in busta paga” applicata su quella che è la reale funzione del TFR per la piccola impresa.

La proposta di Renzi considera in toto il TFR come un accantonamento, dei soldi che vengono “messi da parte” e non spesi da parte dell’impresa, e restano immobilizzati in attesa che il lavoratore li riscuota a fine rapporto lavorativo. Ma le cose non funzionano così (non per le imprese al di sotto dei 50 addetti). Nell’attività della piccola impresa il TFR è di fatto utilizzato per finanziare investimenti come ampliamenti o rinnovo attrezzature. A prescindere dalla valutazione se questa sia o meno un “modus” gestionale ottimale, resta il punto fondamentale in termini di domanda aggregata: quei “soldi del TFR” sono già oggi “soldi che vengono spesi“, ed effettivamente se venissero riconosciuti in busta paga l’effetto probabile sarebbe quello che ipotizza Borghi: verrebbero sostituiti da indebitamento delle imprese verso il sistema bancario. E, si può aggiungere, sempre che:

1) quelle imprese decidano di cercare di indebitarsi. E potrebbero, invece, non farlo, viste le prospettive negative. In questo caso semplicemente quella spesa effettuata dalle imprese con il monte TFR, che oggi vale “100”, verrebbe meno. Sarebbe rimpiazzata dalla quota di quell’importo che i lavoratori spenderebbero, e che potrebbe essere estremamente bassa se in aggregato i lavoratori decidessero di risparmiare il più possibile (scelta probabile, e in piena logica TFR, dal punto di vista dell’individuo)

2) il sistema bancario eroghi i crediti a chi cerca di indebitarsi. E anche questo è improbabile, nello scenario attuale.

Per cui il meccanismo che individua Borghi è corretto, e si potrebbe essere anche più pessimisti di lui per quanto riguarda gli effetti attesi. E’ un sistema di vasi comunicanti interno al settore privato: non aggiunge niente in termini di capacità di spesa. E spostando la “capacità di spesa” TFR dalle imprese ai lavoratori è probabile che quella capacità di spesa venga utilizzata meno di quanto accade oggi, riducendo la domanda aggregata, come esito finale.

Il tipo di intervento emergenziale suggerito da Borghi sarebbe efficace: abbassare le tasse, ampliando il deficit. Ma Renzi (e il Governo) ha appena rilasciato la nota di aggiornamento del DEF , dove ufficializza che nel 2014-2018:

1) AUMENTERÀ LE TASSE, in misura di quasi 70 MLD

2) AUMENTERÀ IL SALDO PRIMARIO, per oltre 30 MLD

Ovvero programma di fare l‘esatto contrario di quello che servirebbe fare, oggi.

def2


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Confindustria ha puntato sul cavallo dell'export

Abbiamo sotto gli occhi, per Eurozona e Italia, la fotografia di un’economia export-oriented. Standard di vita interni che precipitano, ed export in crescita. Si producono beni che non si riesce a consumare internamente.

Eurozona ed UE:

ezonej

 

e Italia diminuiscono sia import che export, e

A luglio 2014 il saldo commerciale è positivo (+6,9 miliardi) in ampliamento rispetto allo stesso mese dell’anno precedente (+6,0 miliardi). Si registra un avanzo sia con i paesi extra Ue (+3,5 miliardi) sia con quelli Ue (+3,3 miliardi). La bilancia commerciale al netto dei prodotti energetici è attiva per 10,9 miliardi” [ISTAT, 17.9.14]

Confindustria ha chiaro che il mercato interno italiano è ormai condannato alla distruzione, e spinge apertamente per il Job act di Renzi e la totale destrutturazione della regolamentazione del lavoro, in modo da ottenere sempre crescenti masse di manodopera debole e a basso costo:

conf

 

 

Confcommercio è la confederazione costituita da coloro che lavorano sul mercato interno e, a cascata, saranno spazzati via dal risultato ultimo delle “riforme”. Le riforme precarizzeranno il lavoro e ridurranno i redditi, a meno redditi seguiranno meno acquisti, meno vendite, e sempre crescenti fette degli associati Confcommercio  andranno incontro a fallimenti e chiusure perchè avranno sempre meno clienti, e clienti che spendono meno.

confcomm

 

La linea per Confcommercio in realtà potrebbe essere molto semplice, ormai:

Ciò che Confindustria chiede è distruttivo per Confcommercio,  e sfortunatamente sarà sempre più evidente nei prossimi mesi e anni.

 


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Ancora meno consumi

Come previsto,

oggi Confcommercio pubblica il dato dell’ indicatore consumi interni, che registra – 0.7% dei consumi su base annua. Ovviamente la pantomima degli 80 euro non ha inciso minimamente sui consumi delle famiglie, che continuano a contrarsi.

cc

Era evidentemente presumibile che questi 80 euro sarebbero stati usati dalle famiglie per saldare pendenze fiscali di varia forma arretrate (bolli auto, canoni, etc), oltre che andare a compensare i nuovi aumenti di tasse, sia quelle imposte dallo Stato sia quelle imposte dalle amministrazioni locali (molti Comuni hanno eliminato le detrazioni per la TASI, aumentando di fatto la tassazione sugli immobili). In aggiunta ad una già bassa propensione al consumo.

Le politiche fiscali e le “riforme strutturali” aderenti ai desideri di Trojka e Confindustria, mirate all’export, funzionano distruggendo il mercato interno, per cui la produzione industriale impercettibilmente aumenta e aumenterà, a prezzo di impoverire ulteriormente le famiglie (aggiungo questo, delle 11.17: LINK).

I clienti per gli associati Confcommercio saranno sempre meno, sfortunatamente questo non sembra essere ancora chiaro.


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