Categorie

logonew2.jpg
icona2mosler.jpg
copertina-rd-114x150.jpg

ReteMMT Facebook

4 days ago

Rete MMT

Lezione di MMT all'Istituto Tecnico E. Mattei di Decimomannu (CA).
Relatrice: Daniela Corda
Ringraziamo il prof. Carlo Manovella per aver creato questa opportunità per gli studenti dell'Istituto. Ai ragazzi oggi sono stati illustrati quei concetti che oggi sono oggetto del dibattito economico. Un dibattito economico che cambierà un giorno la società e ridará a loro speranza nel futuro.
... Leggi tuttoSee Less

View on Facebook

Archive by category "AUSTERITY"

GRECIA: PRIVATIZZATI 14 AEROPORTI. CHI L’AVREBBE MAI DETTO?

Tsipras quindi privatizza la gestione di 14 areoporti in Grecia, la cessione è a favore del consorzio tedesco Fraport.2015-08-19 09_28_48-Grecia_ venduti alla Germania14 aeroporti per 1,23 miliardi di euro - Rai News

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

che è su per giù, sembra, quello che si era previsto da queste parti, in Gennaio. Purtroppo Tsipras non stupisce, è stato prevedibile.

 

2015-08-19 09_26_59-DOVE C’È DA PROTEGGERE L’EURO C’È TSIPRAS (_)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Print pagePDF page

GRECIA: THE END

E’ andato tutto come previsto circa sei mesi fa, e confermato dai movimenti di mercato recentemente.

Tsipras tiene la Grecia in Eurozona e fa quello che la Trojka ha deciso, in particolare qui alcuni punti:

ambizioso piano di riforma delle pensioni

privatizzazione della rete elettrica

– modernizzazione della contrattazione collettiva e dei licenziamenti collettivi

vendita di di beni pubblici che saranno conferiti a un fondo apposito, i cui incassi serviranno a ripagare fino a 50 miliardi di euro dei prestiti ricevuti

– tutta la legislazione relativa dovrà essere concordata/supervisionata dalla Trojka

Qui il testo integrale dell’accordo: http://t.co/dfwTY1uCxr

Finisce così la triste storia della Grecia e di Tsipras, e non sarebbe potuta finire altrimenti, in assenza di un piano B di emergenza . L’idea di presentarsi alle elezioni e vincerle vendendo una favola (la contemporanea fine dell’austerità e permanenza in eurozona) è stato il primo passo di questo disastro ad orologeria, assolutamente non compreso qui in Italia da chi, di fronte allo scenario, si è concentrato sua moto e giubbotto di pelle del ministro delle finanze piuttosto che sull’inevitabile esito delle trattative in corso.

Il regime europeo è coerente e saldo. Le democrazie nazionali non contano, e il sistema procede all’interno dei parametri prestabiliti e gestiti dall’Euro tecnocrazia, che si muove su due linee principali:

1) Aumento del divario sociale, politico ed economico tra chi “sta sopra” e chi “sta sotto”

2) Trasferimento continuo di ricchezze reali strategiche dal settore pubblico ad oligopolisti privati.

Era stato compreso e denunciato per tempo, qui l’intervento dell’immenso Prof. Alain Parguez, era il 2012:

Ed in tre anni cosa hanno fatto molti di quelli che oggi si stracciano le vesti per il “colpo di Stato in Grecia”, oltre a sostenere partiti e Governi pro-austerità qui in Italia?


Print pagePDF page

GRECIA: PER USCIRE DALLA BUCA SCAVERA’ PIU’ IN FONDO?

Sembra che la favolosa storia della Grecia stia per concludersi (male).

Per uscire dalla recessione Tsipras propone oggi un aumento della pressione fiscale.

LINK

La Grecia è oggettivamente in una posizione difficile; l’idea di Grexit non supportata o quanto meno non osteggiata dagli USA non sembra proponibile, vista la collocazione geografica della Grecia tra Mediterraneo e Russia. Gli USA hanno chiaramente comunicato di non gradire l’ipotesi, e presumibilmente non è arrivata dalla Russia un’opzione alternativa rassicurante. Il vero vincolo esterno sembra questo, più che quelli finanziari imposti (e la pressione BCE), ed è come sempre un vincolo materiale.

Al tempo stesso aumentare le tasse per uscire dalla recessione è qualcosa che è completamente privo di senso.

Tutto il folklore “italiani greci una faccia una razza, il potere al popolo” sta per essere riposto nell’album dei ricordi insieme a tante altre petizioni e campagne su facebook. Scegliere OXI era tutto ciò che potevano fare gli elettori greci, ma non sembra sarà sufficiente se il risultato sarà un taglio del debito pregresso con la permanenza nell’attuale struttura istituzionale €zona e futuro incremento di tasse.


Print pagePDF page

GRECIA, VINCE IL NO. E ADESSO?

Come già successo in passato (bocciatura della Costituzione europea nel 2005 in Francia e Olanda, bocciatura del Fiscal Compact in Irlanda nel 2008) una consultazione popolare, questa volta in Grecia, ha rifiutato quello che la tecnocrazia europea aveva deciso e intendeva imporre (…)

(prosegue su ReteMMT.it: LINK)


Print pagePDF page

BASI IN SARDEGNA. PIMBY: PER FAVORE, METTETELE NEL NOSTRO GIARDINO!

La presenza di un’area militare in un territorio è un costo reale sostenuto da quel territorio: la rinuncia al godimento di uno spazio che normalmente è dell’ordine di decine e decine di ettari. Le aree azzurre nella cartina in alto sono i costi reali  che il territorio della Sardegna sostiene, motivato da una finalità pubblica dello Stato italiano (il sistema Difesa nel suo complesso).

Pertanto non dovrebbe aver senso che chi sostiene quei costi reali (la cittadinanza residente in Sardegna) voglia continuare a sostenerli, faccia il possibile per continuare a sostenerli.

Ma succede questo:

2015-06-25 10_39_27-HinterlandCagliari.it - SÌ ALLE BASI MILITARI_ DECIMOMANNU DECIMOPUTZU VILLASOR

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ovvero: la collettività chiede di continuare a sostenere il costo reale. Quindi non “NIMBY (Not in my back yard – non nel mio giardino), ma “PIMBY” (Please in my back yard – per favore nel mio giardino!!!)

Il motivo è la tassazione in euro imposta dallo Stato sul territorio Sardegna, e l’insufficiente offerta di attivi finanziari netti in euro resi disponibili dal settore pubblico in cambio di lavoro offerto dai residenti in Sardegna.

Semplicemente: Io Italia ti tasso in euro e spendo pochi euro. Tu Sardegna hai bisogno di euro per pagare le tasse, per cui sei disponibile a sostenere ulteriori costi reali per approvigionarti degli euro con cui pagherai le tasse.

Questo meccanismo naturalmente coinvolge anche le Ammistrazioni locali che infatti sono in prima linea nell’invocare di poter sostenere dei costi reali. Se non esistesse la carenza di euro (che per l’Amministrazione è indotta dalla riduzione dei trasferimenti da Stato a amm. locale) non lo farebbero. La cosa di per sè è assurda.

Il punto qui è che anche un’ipotetica sovranità fiscale della Sardegna che riscuotesse le tasse in euro e avesse come parametro il pareggio di bilancio pubblico regionale non risolverebbe il problema. In assenza di deficit pubblico la spesa in euro non potrebbe mai essere tale da rendere disponibile quanto necessario in aggregato per pagare le tasse e permettere il risparmio richiesto dal settore privato.

E inoltre lo Stato continuerebbe ad imporre un certo volume in euro di imposte “sue”, che dovrebbero essere soddisfatte in euro da parte del territorio .

In assenza di spesa in euro dello Stato superiore rispetto al volume delle tasse imposte ( – deficit -) continuerebbe ad esistere la carenza di asset finanziari netti che induce il territorio a chiedere di sostenere costi reali. Questo è concepibile come un esperimento di colonialismo da laboratorio che evidenzia come è sufficiente imporre questa carenza tramite tassazione e spesa insufficiente per spazzare via tutte le contestazioni dei territori rispetto ad attività che comportano costi reali.

Ai quali si aggiunge purtroppo, in Sardegna, il costo morale di essere francobollati come “tzeraccos“.


Print pagePDF page